" Ti volevo scrivere, ma non l’ho fatto, ti volevo dire che si puo’
tornare indietro, ma se non torni vuol dire che non vuoi, ti volevo dire
che si può sperimentare, che possiamo avere un’occasione, ti volevo
dire che le cose possono cambiare, che basta volerlo, si può
ricominciare. Ti volevo dire che qui c’hai sempre due braccia che
t’aspettano, che non faccio niente, non mi faccio sentire, ho accettato
silenziosamente le tue scelte, non ho smosso il mondo non l’ho fatto. E
non chiedermi perchè, non te lo saprei dire. Ti volevo dire che anche se
non ti cerco, se non ti scrivo, se non ti chiamo, ti penso.
Ti
volevo dire che a volte mi viene da prendere quel telefono e scriverti, e
perdonami se non ho il coraggio di farlo, ti volevo dire che a volte
vorrei lottare, ma non so se ci sia qualcosa per cui lottare, ti vorrei
convincere che ne vale la pena, che potresti buttare tutto all’aria,
ricominciare, e potresti non pentirtene.”
giovedì 20 novembre 2014
lunedì 10 novembre 2014
Non credere
Potremmo semplicemente limitarci a respirare.
Non cambierebbe nulla
Nessuno scenderà dal cielo
Per dirci di darci da fare
Potremmo addirittura anche lasciarci morire
Nessuna voce squarcerà le nuvole
Per dirci di non farlo.
Queste cose accadevano un tempo
Un tempo molto lontano
In cui le cose accadevano perché si raccontavano
E si raccontavano come a ciascuno piaceva
Potremmo studiare
Potremmo meditare
Potremmo pregare
Potremmo supplicare
Nessuna risposta otterremmo
Se non quella che noi decidiamo di darci
O altri uomini ci danno
Noi non possiamo credere in Dio
Noi possiamo solo credere agli uomini che credono in Dio
Ma perché certi uomini credono in Dio?
Perché lo hanno deciso
Perché altri non credono in Dio?
Perché lo hanno deciso.
C’è chi ne ha bisogno e chi no.
Il problema non è stabilire se Dio esista o no
Il problema è stabilire se la nostra vita ha un senso o no.
Ma perché dobbiamo porci questo problema?
Se non ce lo poniamo cosa cambia nella nostra vita?
Nulla.
Possiamo credere o non credere a qualsiasi cosa.
Cosa cambierebbe per noi?
Nulla.
E tra le due ipotesi, Dio esiste –Dio non esiste
Potrebbere esserci infinite alternative.
Ad esempio dio esiste ma non ci ha creato lui
Dio esiste ci ha creato lui ma questo non vuol dire
Che debba per forza volerci bene
Se guardiamo quello che succede ogni giorno
Col sufficiente disincanto
Non è poi così difficile immaginarci un dio indifferente
Se non addirittura, in alcuni casi, crudele.
Perché allora abbiamo bisogno di credere in dio?
immaginamo di essere soli al mondo
senza nessuno che ci dia spiegazioni
di scoprire la nostra debolezza
la nostra difficoltà di vivere
di che cosa sentiremmo subito il bisogno?
di essere aiutati e infatti cerchiamo aiuto negli altri uomini
ma non sempre lo troviamo
e allora di cosa sentiamo il bisogno?
di qualcuno che ci aiuti senza se e senza ma
e che ci sia sempre
e che riesca sempre ad aiutarci
qualsiasi sia il nostro problema
Un non uomo
che non abbia i difetti e i limiti dell'uomo
per cui ci possa sempre aiutare
e sappia sempre come farlo
un supereroe
che non abbia il problema
di avere tutti i problemi degli uomini
che possa tutto
che sappia tutto
che ci sia sempre
ovunque
qualcuno di cui ci si possa veramente fidare
questa presenza ci diventa indispensabile
per alleviare la disperazione
del non sapere nulla
abbiamo bisogno di un amico immaginario
di cui siamo sicuri che non ci tradirà mai
cosa che invece fanno gli amici umani come noi
non ci tradirà mai perchè l'abbiamo creato noi
con la nostra testa
ma questo preferiamo dimenticarlo
preferiamo pensare che sia lui
ad avere creato noi
così sentiremmo il nostro esistere
più giustificato
perchè è la mancanza di senso
quella che ci fa impazzire
ora il punto è questo
se accetti la mancanza di senso della tua vita
sei davvero un uomo libero
libero di fare del bene e di fare del male
libero di sfruttare il senso di angoscia degli uomini
che tu non hai
per renderli schiavi
e diventare sempre più potente
anche se sai benissimo che questa tua potenza
in realtà non ha alcun senso ed è fine a sè stessa.
gli uomini malvagi sono coloro
che dall'alto della loro intuizione di inutilità delle cose
scendono tra i disperati cercatori del senso
e offrono loro una religione
che li renda felicemente sottomessi.
Non cambierebbe nulla
Nessuno scenderà dal cielo
Per dirci di darci da fare
Potremmo addirittura anche lasciarci morire
Nessuna voce squarcerà le nuvole
Per dirci di non farlo.
Queste cose accadevano un tempo
Un tempo molto lontano
In cui le cose accadevano perché si raccontavano
E si raccontavano come a ciascuno piaceva
Potremmo studiare
Potremmo meditare
Potremmo pregare
Potremmo supplicare
Nessuna risposta otterremmo
Se non quella che noi decidiamo di darci
O altri uomini ci danno
Noi non possiamo credere in Dio
Noi possiamo solo credere agli uomini che credono in Dio
Ma perché certi uomini credono in Dio?
Perché lo hanno deciso
Perché altri non credono in Dio?
Perché lo hanno deciso.
C’è chi ne ha bisogno e chi no.
Il problema non è stabilire se Dio esista o no
Il problema è stabilire se la nostra vita ha un senso o no.
Ma perché dobbiamo porci questo problema?
Se non ce lo poniamo cosa cambia nella nostra vita?
Nulla.
Possiamo credere o non credere a qualsiasi cosa.
Cosa cambierebbe per noi?
Nulla.
E tra le due ipotesi, Dio esiste –Dio non esiste
Potrebbere esserci infinite alternative.
Ad esempio dio esiste ma non ci ha creato lui
Dio esiste ci ha creato lui ma questo non vuol dire
Che debba per forza volerci bene
Se guardiamo quello che succede ogni giorno
Col sufficiente disincanto
Non è poi così difficile immaginarci un dio indifferente
Se non addirittura, in alcuni casi, crudele.
Perché allora abbiamo bisogno di credere in dio?
immaginamo di essere soli al mondo
senza nessuno che ci dia spiegazioni
di scoprire la nostra debolezza
la nostra difficoltà di vivere
di che cosa sentiremmo subito il bisogno?
di essere aiutati e infatti cerchiamo aiuto negli altri uomini
ma non sempre lo troviamo
e allora di cosa sentiamo il bisogno?
di qualcuno che ci aiuti senza se e senza ma
e che ci sia sempre
e che riesca sempre ad aiutarci
qualsiasi sia il nostro problema
Un non uomo
che non abbia i difetti e i limiti dell'uomo
per cui ci possa sempre aiutare
e sappia sempre come farlo
un supereroe
che non abbia il problema
di avere tutti i problemi degli uomini
che possa tutto
che sappia tutto
che ci sia sempre
ovunque
qualcuno di cui ci si possa veramente fidare
questa presenza ci diventa indispensabile
per alleviare la disperazione
del non sapere nulla
abbiamo bisogno di un amico immaginario
di cui siamo sicuri che non ci tradirà mai
cosa che invece fanno gli amici umani come noi
non ci tradirà mai perchè l'abbiamo creato noi
con la nostra testa
ma questo preferiamo dimenticarlo
preferiamo pensare che sia lui
ad avere creato noi
così sentiremmo il nostro esistere
più giustificato
perchè è la mancanza di senso
quella che ci fa impazzire
ora il punto è questo
se accetti la mancanza di senso della tua vita
sei davvero un uomo libero
libero di fare del bene e di fare del male
libero di sfruttare il senso di angoscia degli uomini
che tu non hai
per renderli schiavi
e diventare sempre più potente
anche se sai benissimo che questa tua potenza
in realtà non ha alcun senso ed è fine a sè stessa.
gli uomini malvagi sono coloro
che dall'alto della loro intuizione di inutilità delle cose
scendono tra i disperati cercatori del senso
e offrono loro una religione
che li renda felicemente sottomessi.
La verità
La verità è che siamo solo dei poveri pazzi
Dei buffoni disperati
Inganniamo gli altri
E inganniamo noi stessi
Spaesati come tartarughe
Nate in un beauty case.
Vogliamo che gli altri ci amino
E non sappiamo amare noi stessi
Crediamo di essere gli unici
A non averci capito un cazzo
E così fingiamo saggezza
Sagacia e virile esperienza.
Che nessuno si accorga
Che stiamo piangendo.
Cerchiamo le istruzioni per l’uso
Nei filosofi greci o tedeschi
Gente che non ha mai lavorato
E aveva tutto il tempo
Di meditare sul nulla.
A ognuno il suo maestro
Che sia Kierkegaard o Battiato
Vasco Rossi o Schopenhauer.
La verità è che ci tocca vivere
E che ci tocca farlo insieme agli altri
Gente cattiva ignorante e crudele.
Non come noi
Sacrificali agnelli.
La verità è che ci serve il consenso degli altri
Che non sappiamo giudicarci da soli
E crediamo alle bugie di tutti.
Amicizie credute solide
Si sbriciolano sotto il peso
Del più leggero scherzo
Amori eterni che svaniscono
Maschere che cadono e si rinnovano
La verità è che per tirare avanti
Abbiamo bisogno di sempre nuovi trucchi.
Ci droghiamo di “Mi piace”
Ci droghiamo di teatro
Ci droghiamo di apps
Ci droghiamo di sesso
Ci droghiamo di volontariato
Di pulizie in casa
Di gare podistiche
Di seconde e terze case
Di viaggi lontani
Di politica e di cultura
Di latino americano
E ristorante giapponese
Tanto per non pensare
Che siamo tartarughe
Chiuse in un beauty case.
Dei buffoni disperati
Inganniamo gli altri
E inganniamo noi stessi
Spaesati come tartarughe
Nate in un beauty case.
Vogliamo che gli altri ci amino
E non sappiamo amare noi stessi
Crediamo di essere gli unici
A non averci capito un cazzo
E così fingiamo saggezza
Sagacia e virile esperienza.
Che nessuno si accorga
Che stiamo piangendo.
Cerchiamo le istruzioni per l’uso
Nei filosofi greci o tedeschi
Gente che non ha mai lavorato
E aveva tutto il tempo
Di meditare sul nulla.
A ognuno il suo maestro
Che sia Kierkegaard o Battiato
Vasco Rossi o Schopenhauer.
La verità è che ci tocca vivere
E che ci tocca farlo insieme agli altri
Gente cattiva ignorante e crudele.
Non come noi
Sacrificali agnelli.
La verità è che ci serve il consenso degli altri
Che non sappiamo giudicarci da soli
E crediamo alle bugie di tutti.
Amicizie credute solide
Si sbriciolano sotto il peso
Del più leggero scherzo
Amori eterni che svaniscono
Maschere che cadono e si rinnovano
La verità è che per tirare avanti
Abbiamo bisogno di sempre nuovi trucchi.
Ci droghiamo di “Mi piace”
Ci droghiamo di teatro
Ci droghiamo di apps
Ci droghiamo di sesso
Ci droghiamo di volontariato
Di pulizie in casa
Di gare podistiche
Di seconde e terze case
Di viaggi lontani
Di politica e di cultura
Di latino americano
E ristorante giapponese
Tanto per non pensare
Che siamo tartarughe
Chiuse in un beauty case.
io sono
Ma io non so
mantenere la calma
Non ho
abbastanza fiducia in me stesso
Mi stanco di
aspettare
Non riesco a
non odiare
Anche se a
volte sembro troppo buono.
Mi piace
sognare
Mi piace
esaltarmi nel trionfo
Ma mi dispero
nella rovina
Odio
ricominciare le cose da capo
E so tenere
duro
Ma fino a un
certo punto.
Mi càpita di
mentire
E sono stato
ferito
Da amici e
nemici
Non so
dimenticare certe persone
Nel bene e nel
male
Non mi
interessa
Dare valore ad
ogni minuto
Mi basta che
passi senza fare danni
Perché io sono
un vero uomo
La giostra
Bella la giostra
È colorata
La macchinina rossa è la più bella
Gira anche il volante.
Si muove, la giostra
Si parte, si parte
Saluto tutti
Ma non sto andando da nessuna parte.
“Dove vorresti andare, figlio mio?
Il mondo è rotondo
La Terra gira
Ovunque tu vada
Si torna sempre a casa
Goditi il girotondo
Non pensarci.”
Giro il volante a destra
La giostra va a sinistra
Così non c’è gusto
Non sono io a guidare
Non è giusto.
“Zitto. Concentrati,
c’è una coda da prendere
per un giro in regalo.”
E se non ci riesco?
Vuol dire che nn sono come gli altri?
Io volevo solo partire
Non volevo combattere
Non volevo invidiare
chi prende la coda.
La coda a me non interessa
Ma perché agli altri sì?
Allora non sarò normale?
E poi la coda non va su è giù per caso
C’è una corda che la regge
E una mano che guida la corda
Di chi è quella mano?
Chi decide chi vince e chi perde?
Io non voglio gareggiare
Voglio solo un altro giro
Sono pronto a pagare
Perché la giostra
Nonostante tutto
Mi piace troppo
Vedo la gente allegra.
“Non voglio i tuoi soldi, bimbo mio,
non l’hai capito?
Voglio la tua anima.”
Ma tu chi sei?
Perché ci tieni tanto?
“Sono il padrone della giostra
E mi diverto
Non ho altro da fare tutto il tempo.”
Bella la giostra
Tutta colorata
E vorrei farci ancora tanti giri.
“Lo so, ma questo è l’ultimo. Si scende.”
Proprio ora che mi
stavo divertendo.
Sei stato tu a invogliarmi a salire
Ora perché vuoi che scenda?
“Niente di personale, figlio mio.
Davvero non capisci chi son io?”
per paura
Per paura della morte,
speri nella reincarnazione
e dimentichi che questa
è il peggior castigo.
Se vuoi vivere meglio
Impara l’autoinganno
E il sonnambulismo.
Non parlare mai
Se non con te stesso.
Ogni parola diventa falsa
Appena pronunciata.
Alla morte ci si arriva
comunque
E spesso senza merito.
È la vita che fa davvero
paura
Ci vuole molto genio
O molta ignoranza.
Non si muore mai di colpo
Ma di ricordi.
Il Male ha conquistato gli
uomini
E tiene imprigionato il Bene
Nei crani vuoti di chi urla.
Dio è una malattia
Da cui è difficile guarire.
Devi essere compulsivo e
maniaco
Se non vuoi perderti
Nei centri commerciali.
Ti rifugi nell’arte o nel
delirio
Perché la vita non ha
punteggiatura.
Vorresti essere plancton.
Forse la creazione del mondo
È stata la fine di qualcosa.
Se vuoi pregare
Fallo con rabbia
Non con adulazione.
Costringi gli atomi
Ad ascoltarti.
e se...
E
se i depressi, gli aspiranti suicidi, coloro che hanno in odio la vita non
avessero torto?
Se
fossero quelli che difendono strenuamente il valore della vita ad ogni costo,
contro ogni evidenza, a non essere ragionevoli?
Se
i primi fossero soltanto una minoranza coraggiosa che non ha paura di guardare
in faccia la realtà e i secondi una maggioranza impaurita che si rifiuta di
accettare l’oggettiva crudeltà della vita e si rifugia in false certezze?
Se
per continuare a vivere questa vita molti di noi si aggrappano alla speranza di
un’altra vita significa che questa non è così bella come si vuol far credere.
La
vita può avere momenti belli all’interno della sua tragicità. Niente di più.
Se
racconti una barzelletta ad un carcerato, per un momento, può anche scappargli
una risata. Durerà alcuni secondi e poi ritornerà a ricordarsi la sua
condizione di prigioniero.
Forse
coloro che odiano la vita sono di gusti difficili e non riesci a farli ridere
con una barzelletta qualsiasi. Ci vuole altro.
I
depressi, gli aspiranti suicidi, coloro che hanno in odio la vita sono convinti
che quell’altro non esiste. E hanno ragione.
Io
so di voler vivere. Di non volermi suicidare. Ma so anche di essere un
vigliacco.
io e te
In quegli attimi in cui il tempo
scorre più lento, il brusio quasi fastidia il silenzio. Ci si muove come
automi , telecomandati dal proprio dovere e ci si immerge in immagini
in bianco nero che vengono colorate dai pensieri, che ci estraniano
dall'intorno, come se lo scandire del tempo risuonasse l'eco di un sasso
gettato nell'acqua e ne seguisse il percorso sopendendo il respiro nei
cerchi che si formano sulla superficie, mentre il sasso penetra l'acqua
nella sua discesa.
Ci si pone domande a risposte, che
creano pensieri parlanti,a volte imbarazzo, come scorrere le lettere di
un racconto con gli occhi, di cui non si conosce il finale, ma che
riempie le pagine bianche con la consapevolezza del fluire del volere.
E tra gli spruzzi , quei cerchi sulla
superficie del fiume si fanno sempre più ristretti , anche se nello
stesso tempo si allargano,tenendo distante ciò che ci circonda e non va
bene, ciò che non importa, ciò che vuole punire per essere Noi stessi.
Cosicchè quelle rive, che in primo
momento sembravano distanti si restringono e scoprono che hanno bisogno
una dell'altra per fare scorrere quel fiume.
Argini alti a cui ci si aggrappa per
sentire l'armonia del suono dell'acqua correre, proteggendo quel
cerchio, quasi come se si potesse mettere in un barattolo quel tratto di
fiume in cui si sono formati i cerchi.
Argini che creano serenità , su cui
la comprensione diventa necessità e fluisce come la tranquillità di un
fiume, anche se in piena.
E tutto questo perchè siamo due argini sulla stessa sponda.
anima fredda
Mi guardi e mi scopri per la prima volta.
I tuoi occhi mi rincorrono, mi scrutano… Vivo la metamorfosi,
aspetto di diventare qualcosa d’altro.
Ne ho bisogno e lo voglio con tutta me stesso.
Mi muovo nel buio. Non ci sono luci,
non ci sono appigli e forse ho paura ma è giusto così.
Tocco tutto quello che mi circonda con l’incertezza e la paura di un bimbo.
Dentro questa oscurità le mie emozioni scalpitano.
Le sento muoversi. Le sento urlare. Non le riconosco più.
Indossano una maschera nera e lucida.
È ipnotica e affascinante e non riesco a distogliere i miei occhi.
So chi c’è dietro la maschera.
Conosco quel viso e ne ho studiato ogni singola espressione e ogni movimento.
Era qualcosa di mio, qualcosa che mi apparteneva fino a poco tempo fa e ora è distante anni luce.
Sei accanto a me, al mio fianco, ma poi mi volto e non ci sei più,
sembri svanita e alla fine ti sento.
Sei vicina a quelle emozioni. Stai smaniando accanto a loro.
Dici il mio nome lo dici forte quasi avessi paura che io non ti possa sentire…
non ti prego… devi bisbigliare perché io ti sento così tanto che la tua voce mi confonde,
mi destabilizza, mi rende vulnerabile. Come hai fatto?
Come sei riuscito a raggiungere quel punto dove la mia anima si unisce al mio cuore?
Non riesco più a pensare a quello che sto facendo.
Non voglio pensare agli errori, ai sensi di colpa, alle cose giuste e alle cose sbagliate.
Ho gettato tutti questi pensieri in un angolo della mia testa.
Voglio chiudere gli occhi e lasciarmi cullare.
Voglio quei silenzi imbarazzanti.
Quei mezzi sorrisi, il nodo allo stomaco e il cuore che pulsa.
Voglio le mani gelate e quelle frasi sussurrate e i racconti di una parte di vita che conosco bene
ma che voglio riascoltare. Io e te. Solo noi due, il resto del mondo l’ho tagliato fuori.
Qualunque cosa accada tu e tutto questo rimarrete nel mio cuore,
nel mia testa e sulla mia pelle come un marchio, un segno. PER SEMPRE.
I tuoi occhi mi rincorrono, mi scrutano… Vivo la metamorfosi,
aspetto di diventare qualcosa d’altro.
Ne ho bisogno e lo voglio con tutta me stesso.
Mi muovo nel buio. Non ci sono luci,
non ci sono appigli e forse ho paura ma è giusto così.
Tocco tutto quello che mi circonda con l’incertezza e la paura di un bimbo.
Dentro questa oscurità le mie emozioni scalpitano.
Le sento muoversi. Le sento urlare. Non le riconosco più.
Indossano una maschera nera e lucida.
È ipnotica e affascinante e non riesco a distogliere i miei occhi.
So chi c’è dietro la maschera.
Conosco quel viso e ne ho studiato ogni singola espressione e ogni movimento.
Era qualcosa di mio, qualcosa che mi apparteneva fino a poco tempo fa e ora è distante anni luce.
Sei accanto a me, al mio fianco, ma poi mi volto e non ci sei più,
sembri svanita e alla fine ti sento.
Sei vicina a quelle emozioni. Stai smaniando accanto a loro.
Dici il mio nome lo dici forte quasi avessi paura che io non ti possa sentire…
non ti prego… devi bisbigliare perché io ti sento così tanto che la tua voce mi confonde,
mi destabilizza, mi rende vulnerabile. Come hai fatto?
Come sei riuscito a raggiungere quel punto dove la mia anima si unisce al mio cuore?
Non riesco più a pensare a quello che sto facendo.
Non voglio pensare agli errori, ai sensi di colpa, alle cose giuste e alle cose sbagliate.
Ho gettato tutti questi pensieri in un angolo della mia testa.
Voglio chiudere gli occhi e lasciarmi cullare.
Voglio quei silenzi imbarazzanti.
Quei mezzi sorrisi, il nodo allo stomaco e il cuore che pulsa.
Voglio le mani gelate e quelle frasi sussurrate e i racconti di una parte di vita che conosco bene
ma che voglio riascoltare. Io e te. Solo noi due, il resto del mondo l’ho tagliato fuori.
Qualunque cosa accada tu e tutto questo rimarrete nel mio cuore,
nel mia testa e sulla mia pelle come un marchio, un segno. PER SEMPRE.
lunedì 27 ottobre 2014
Mancanze
Mancanze, attese e bisogni non fanno per me. Me le porto addosso come un peso che sono capace solo di trascinare. Non so aspettare e non so chiedere. Però so farmi mancare le persone. In quello sono bravissimo. Ma non so dirlo mi manchi. Lo penso. Lo urlo dentro di me perché so che quando lo dico a voce alta è un grido inascoltato. E la mancanza si trasforma in una malattia. Qualcosa di profondamente sbagliato da cui dipendo. Non cerco la cura. Perché so che l’unica possibile sarebbe un addio. E faccio le prove. Lo dico. Lo ripeto davanti allo specchio. E poi se ti guardo non so dirlo. Perché sono nauseato dagli addii. Voglio credere che per guarire dalla mancanza ci sia un’altra cura. Voglio credere che per noi sarà diverso.
sopravvivere
Io sono uno che deve smontare qualsiasi cosa. Gli oggetti, i pensieri e
le persone. Perché ho bisogno di capire perché un oggetto non funziona o
una persona se ne va.
E allora analizzo i pensieri e smantello le emozioni.
Le prendo e ci scavo dentro. Ho bisogno di capire il dolore per poter sopravvivere ad esso e di capire la felicità per difendermi quando non ce ne sarà più.
Ma a volte le cose accadono così velocemente che non c’è il tempo.
E allora ti ritrovi faccia a faccia con l’amore, la passione, il dolore, la gelosia, il fastidio, il bisogno, il desiderio, il sesso… Senza averlo previsto, analizzato o voluto. Senza averlo capito, cercato o immaginato.
Ti ritrovi a vivere sbattuto nel mezzo di qualcosa che chiamarlo amore è troppo poco. E capisci che stai volando senza paracadute e che anche se hai paura, alla fine sopravviverai. E sarà bellissimo.
E allora analizzo i pensieri e smantello le emozioni.
Le prendo e ci scavo dentro. Ho bisogno di capire il dolore per poter sopravvivere ad esso e di capire la felicità per difendermi quando non ce ne sarà più.
Ma a volte le cose accadono così velocemente che non c’è il tempo.
E allora ti ritrovi faccia a faccia con l’amore, la passione, il dolore, la gelosia, il fastidio, il bisogno, il desiderio, il sesso… Senza averlo previsto, analizzato o voluto. Senza averlo capito, cercato o immaginato.
Ti ritrovi a vivere sbattuto nel mezzo di qualcosa che chiamarlo amore è troppo poco. E capisci che stai volando senza paracadute e che anche se hai paura, alla fine sopravviverai. E sarà bellissimo.
Aspettando un miracolo
Non andrà sempre bene. Ci saranno dei giorni in cui non avrai voglia di
niente. Giorni in cui le cose prenderanno una direzione sbagliata anche
se ci proverai a rimetterle sulla strada giusta. Giorni in cui ti
sembrerà che tutto stia per finire… L’amore, la complicità, la felicità
le vedrai dall’altra parte del muro e penserai “ecco le ho perse…”
Smetti di pensare. Smetti di inseguirle. Smetti di preoccuparti. Prenditi un giorno solo per te. Un giorno in cui tu sarai al centro di tutto. Prendi la macchina, vai verso il mare. Fai un bagno e sdraiati sulla sabbia a prendere il sole. Chiudi gli occhi e non pensare a cosa ti manca ma a ciò che hai ancora. Il tuo cuore, la tua testa, un’amica che ti ama, la tua famiglia, i tuoi ricordi, la tua voglia di arrivare, la tua passione, il tuo sogno… Il tuo desiderio di andare sempre avanti e il tuo sorriso. Guarda il tramonto e poi torna a casa ascoltando la musica a tutto volume. Torna a fare ciò che ti piace… Scrivi… E aspetta. Chi ti ama, ciò che ti manca, ciò che stai inseguendo a volte devono rimanere dove sono e tu devi solo stare a guardare e sorridere.
Smetti di pensare. Smetti di inseguirle. Smetti di preoccuparti. Prenditi un giorno solo per te. Un giorno in cui tu sarai al centro di tutto. Prendi la macchina, vai verso il mare. Fai un bagno e sdraiati sulla sabbia a prendere il sole. Chiudi gli occhi e non pensare a cosa ti manca ma a ciò che hai ancora. Il tuo cuore, la tua testa, un’amica che ti ama, la tua famiglia, i tuoi ricordi, la tua voglia di arrivare, la tua passione, il tuo sogno… Il tuo desiderio di andare sempre avanti e il tuo sorriso. Guarda il tramonto e poi torna a casa ascoltando la musica a tutto volume. Torna a fare ciò che ti piace… Scrivi… E aspetta. Chi ti ama, ciò che ti manca, ciò che stai inseguendo a volte devono rimanere dove sono e tu devi solo stare a guardare e sorridere.
Male
Poi non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. E non sono la stessa strada. Così… Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo… salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l’onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l’unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l’ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. E’ lì che salta tutto, non c’è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non se ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatto tanto di quel male che tu non te lo puoi nemmeno immaginare.
giovedì 23 ottobre 2014
eppure si muore
La
morte esiste. Eccome, se esiste. Non illudiamoci. Moriremo tutti. E
moriremo davvero. La morte ci fa paura, ammettiamolo. Per questo cerchiamo di
renderla poetica, trascendente, simbolica. Cerchiamo di affibbiarle qualsiasi
significato che non sia il suo. Fingiamo di credere che ciò che noi chiamiamo
morte sia in realtà qualcos’altro di cui non avere paura. Fingiamo di
consolarci pensando che la morte non ci riguarda perché finchè siamo vivi lei
non c’è. Ma non è così.
La
morte è la morte e si muore davvero. E quando arriva siamo ancora vivi. Io sono
morto il primo di aprile del 2005 e non era uno scherzo. Non l’ho vista la
morte, ma l’ho sentita. Eccome se l’ho sentita. Credetemi, è davvero brutto
morire. Di più non so dire. Ci siamo inventati un’anima, uno spirito, un’aura.
Abbiamo un disperato bisogno di sapere che in qualche modo sopravviveremo alla
morte. Che c’è dell’altro dopo il “the end” e i titoli di coda. Come vecchi
attori drogati di teatro non vorremmo mai uscire di scena. Vorremmo che il
sipario non si chiudesse mai. Vorremmo essere un infinito che, sì, a un certo
punto finisce, ma poi continua. Ci siamo persino inventati un altro mondo.
Quello degli Dei. Ma anche gli Dei muoiono.
Noi
pensiamo siano eterni perché vivono migliaia di anni e se nessuno li vede morire
è perché, a un certo punto, tornano a casa sulla loro astronave. Ascendono in
cielo.
Anche
i faraoni egizi, credendosi Dei, non credevano di essere morti, ma
semplicemente addormentati. Così si facevano rinchiudere nelle piramidi con
tutto l’occorrente per affrontare il viaggio che li riportasse a casa.
Servitori e concubine comprese. Chissà se sono mai arrivati…Non possiamo
saperlo. Quello che noi sappiamo è che i loro corpi sono ancora qui perché
preservati da unguenti, oli e resine. I vostri invece, se non saranno
inceneriti, si decomporranno, prima le carni e poi le ossa, fino a sparire
completamente. Forse, in altra forma, vivrete ancora, liberati dal vostro corpo,
ma di certo, non guiderete più la vostra auto. Non andrete più, il venerdì
sera, a fare la spesa al centro commerciale. Nessuno vi vedrà più in giro.
Nessuno sentirà più la vostra voce. E i vostri pensieri? Le vostre idee? Ora
che il mio cervello è ridotto ad un groviglio molliccio assalito dai vermi, mi
risulta difficile credere che era da lì che arrivavano le mie idee, le mie
paure, i miei innamoramenti. Esiste
allora davvero una coscienza? O quello a cui noi abbiamo dato questo nome non è
altro che una perversa evoluzione della natura che, rendendoci troppo
consapevoli di noi stessi, ci porta a pensare di essere importanti?
Se
fossimo, al contrario, cose insignificanti che si nutrono di illusioni?
Creature contro natura, che neppure dovrebbero esistere e sulle quali, la natura
stessa, si accanisce? Noi non dovremmo neppure esistere. Dovremmo semplicemente
smetterla di riprodurci ma, alla maggior parte degli uomini, manca la
predisposizione al suicidio. La morte esiste. Fortunatamente. E io ne sono la
prova. Spero solo si muoia una sola volta, ma anche di questo non posso essere
sicuro e se vi state chiedendo come sia possibile che io possa avere scritto
questo, dovete solo avere pazienza. Quando anche voi sarete morti lo capirete.
Momenti di noia
Sono ancora un po’ scioccato
Dal fatto di essere nato
Ma ciò non mi impedisce
Di accettare l’incerto per
certo
Tutto ciò che potrebbe
accadere
Forse accade
In un qualche universo
In questo stesso istante
Ma ciò non mi impedisce
Di essere accomodante
Forse sono solo un accumulo
Di particelle subatomiche
In un universo simulato
Ma ciò non mi impedisce
Di illudermi del libero
arbitrio
Forse è solo formidabile
Matematica elegante
Speculazione fisica
Di fisici malinconici
Ma ciò non mi impedisce
Di uscire a cena
Sei milioni di franchi
svizzeri
Per scoprire il pensiero di
Dio
E chiamarlo Bosone
Non mi pare onorevole
Il novantasei percento
Di tutto
È antimateria
E per quel che mi riguarda
Spero aumenti
Ma ciò non mi impedisce
Di commuovermi
Forse un giorno
La fisica quantistica
Giungerà alla conclusione
Che la fisica quantistica
non esiste
Che non ci sono strisce ne
membrane
Che le dimensioni non sono
undici
Che non c’è nessuna massa
Che dà vita all’energia
Abbiamo finto di crederci
Per avere una giustificazione
Ma era solo un’altra
religione
E ciò non mi impedisce
Di annoiarmi a morte.
martedì 21 ottobre 2014
Ludico prestigio
Non ditelo mai a nessuno. Vi pregheranno di svelare il segreto, ma appena glielo mostrerete, perderete valore. Il segreto non fa colpo su nessuno. E' il trucco che affascina.Ogni numero di magia è composto da tre parti o atti. La prima parte è chiamata "La Promessa", in cui l'illusionista mostra qualcosa di ordinario: un fiore, un mazzo di carte, un qualsiasi altro oggetto o una persona. Mostrandolo, chiede di ispezionarlo, di controllare che sia davvero reale, inalterato, normale. Il secondo atto è chiamato "La Svolta". L'illusionista prende quel qualcosa di ordinario e lo trasforma in qualcosa di straordinario. E' in questo momento che si cerca di capire il segreto, ma non lo si troverà, perché in realtà non si sta davvero guardando. Non lo si vuole veramente sapere. Si vuole essere ingannati. Ma ancora niente applausi. Perché far sparire qualcosa non è sufficiente; bisogna anche farla riapparire. Per questo ogni numero di magia ha un terzo atto, la parte più ardua, la parte che viene definita "Il Prestigio".
domenica 19 ottobre 2014
freddo
Una volta chiamavo te quando mi sentivo crollare, l’unica amica a cui avrei potuto raccontare tutto.
E tu correvi, per una sigaretta, per una birra, per un abbraccio.
Che fossero o meno orari decenti, correvi.
Tutti che ci guardavano basiti quando raccontavamo di non essere mai stati innamorati dell’altro.
Era tutto ciò che sembrava, che tu fossi innamorata di me, che io lo fossi di te.
A noi non è mai importato nulla, gli davamo pure corda, ridevamo nell’ignoranza, di quelle persone piccole, che non vedono più in la del proprio naso, che perdono tempo giudicando tutto pur di non giudicare la propria strada.
Poi ci siamo colpiti così a fondo che mi si è aperto un buco nero nel petto, tu sei uscita dalla porta, lasciando tutto aperto, e mille schegge che andavano sempre più a fondo.
Con te me ne sono andato anche io, io che non credo più in nessuno, men che meno in me stesso.
E qui tutto si fa scuro, sempre più scuro, non vedo luce se non in alcuni giorni in cui il sole mi abbraccia e mi fa sentire al sicuro.
Poi torno solo, vuoto, insignificante e dimenticabile.
Mi rannicchio nei ricordi, come fossero una coperta con cui proteggersi dal freddo,
In quei ricordi così lontani da sembrarmi finti, mi addormento così, pieno di tempeste che mi attraversano la pelle.
E tu correvi, per una sigaretta, per una birra, per un abbraccio.
Che fossero o meno orari decenti, correvi.
Tutti che ci guardavano basiti quando raccontavamo di non essere mai stati innamorati dell’altro.
Era tutto ciò che sembrava, che tu fossi innamorata di me, che io lo fossi di te.
A noi non è mai importato nulla, gli davamo pure corda, ridevamo nell’ignoranza, di quelle persone piccole, che non vedono più in la del proprio naso, che perdono tempo giudicando tutto pur di non giudicare la propria strada.
Poi ci siamo colpiti così a fondo che mi si è aperto un buco nero nel petto, tu sei uscita dalla porta, lasciando tutto aperto, e mille schegge che andavano sempre più a fondo.
Con te me ne sono andato anche io, io che non credo più in nessuno, men che meno in me stesso.
E qui tutto si fa scuro, sempre più scuro, non vedo luce se non in alcuni giorni in cui il sole mi abbraccia e mi fa sentire al sicuro.
Poi torno solo, vuoto, insignificante e dimenticabile.
Mi rannicchio nei ricordi, come fossero una coperta con cui proteggersi dal freddo,
In quei ricordi così lontani da sembrarmi finti, mi addormento così, pieno di tempeste che mi attraversano la pelle.
A come amore
“Ho capito una cosa stasera…
Sapete quella frase che si legge e si dice spesso…
“La persona giusta non è nient’altro che quella sbagliata ecc ecc”.
Ecco quella frase è una minchiata cosmica…me ne sono reso conto finalmente.
La persona giusta è la persona giusta punto.
E’ la persona piu simile a noi …è la persona che si incastra esattamente
con noi…che capisce tutto di noi…anche solo guardandoci.
Anche la frase sul litigare e litigare…tirarsi i piatti…i cotelli e i
mattoni…cioè litigate su litigate…dovrebbe far intendere che sia una
persona adatta a noi…
Cazzata…
Per anni ho cercato quasi inconsciamente questo tipo di rapporti…sbagliando.
Con la persona giusta sicuramente ci andrai a litigare…questo fa parte
della vita…degli errori…di tutto…ma credo di aver capito…che litigare si
faccia bene…ma il come sia ancora piu importante…litigare e poi dopo
fare pace ok…fantastico…si litiga si fa un amore straordinario
passionale e supermega gallattico…ma se poi il giorno dopo non è
cambiato un cazzo…se il giorno dopo si continua a ricommettere e a
scornarsi sempre sulle stesse cose…alla fine…alla fine ci si rompe il
cazzo…e non c’è universo parallelo o anima gemella di sta minchia che
tenga.
Le persone non sono cose…hanno un cervello una memoria e un cuore…tutto questo ha un limite.
Mi viene da pensare alla forza di gravità…per quanto sia forte…per
quanto noi possiamo volare…alla fine…dobbiamo tornare a terra.
Voglio una persona con cui condividere la mia vita…non voglio
complicarmi il volo…non voglio dover ogni volta sbattere la faccia a
terra e farmi male…non voglio sentirmi crollare il mondo perchè ogni
volta le certezze vanno a farsi fottere.
Voglio costruirmi una famiglia su fondamenta pesanti…non voglio dover pensare che un domani possa perdere tutto…
Credo ancora nella famiglia quella vera…quella che regge…quella che vede una vecchiaia insieme…
Si insieme alla persona piu giusta che possa esistere…
Utopia?
Forse si…a pensarci…usando la testa…penso:
“Ma dove cazzo la trovi una tipa rincoglionita e pazza come te ?”
Forse non la troverò…forse resterò da solo…ma Cristo…nessuno un giorno mi dirà non ci hai provato cazzo.
Perchè io non posso arrendermi.
La felicità è possibile…è tangibile…sta li…e aspetta solo chi la cerca veramente.”
venerdì 17 ottobre 2014
Sentendoci
È ora di cambiare immagine di
copertina,in questo periodo di crisi, non posso poi lasciare il frigor
aperto sempre, tanto la luce ormai non manca e le spese elettriche per
colpa di queste continue lavatrici sono già alte.
Quindi lascio a te il gusto di aprire il frigor alla cieca,per creare qualche intruglio. Anche se
sentendoCi
potremmo cucinare qualcosa insieme o
meglio cucinarCi, ma divagherei come sempre istigando quel ghigno che
ancora non riesci a ottenere , nonostante i tentativi.
Dicevamo mmmmm,
ah si il cambio dell'immagine di copertina.
Certo le immagini sono da costruire,
unire le sequenze in disegnini sparsi,come quella di portarsi sempre
ovunque sulla schiena, con il fiato sul collo , vabbeh a essere pignolo,
non sempre sulla schiena.
In effetti a volte ci si trova in
imbarazzo, non solo per le risate che escono spontanee, dettate dai
pensieri, che non fanno che produrre un pò di sconcerto a chi ci
circonda, confermandogli che siamo matti,ma è quella pece, che non si
stacca, ma cola, risultando fatalmente disagiante sui nivei tessuti o su
quei formali abiti da lavoro.
Si inizia a sudare , o meglio, si
cerca di far credere a un ipotetico spettatore, che stiamo sudando e la
cosa si fa ardua, si tende a rimanere immobili, qualsiasi movimento
potrebbe farci esplodere. Il problema e' che si vorrebbe, ma questi sono
dettagli.
Mi sono perso, parlavo del piatto che stavamo cucinando?no eh?Vabbeh facciamo così la foto di copertina sarà il piatto cucinato.
lunedì 13 ottobre 2014
Timidezza
Quando sono da solo, quando non c'è nessuno
che può vedermi, mi capita di assumere pose teatrali, di provare
movenze drammatiche, di fare tutte cose che non mi si addicono. E' che
da solo sono finalmente libero di non essere me stesso. Esercizi di
recitazione per imparare ad essere più nessuno. Era un po' di tempo che
non mi sentivo così, caro giaciglio di spine.
Ho paura di cosa possa rimanere di me, una volta svanita la mia
capacità d'immedesimazione. Che poi la timidezza la faccio roteare fra
le dita. E comunque non posso manifestare il mio disappunto sempre e
solo accelerando. Cosa dovrei dire io, poi, che una faccia non ce l'ho?
Ho
perso il filo del discorso di Arianna. Cosa stavo dicendo? Ah si:
inventeremo un nuovo linguaggio, che nessun'altro potrà capire.
domenica 12 ottobre 2014
sono
Sono un ragazzo che pensa, che non ha una vita così interessante e
vivace. Non sono il solito coglione di turno del 21’ secolo, non sono
nemmeno il tipo idiota senza valori…non mi piace tanto l’andazzo e la
piega dei giovani d’oggi ne appoggio la merda virtuale che li influenza…
ma non parlerò della mia persona, parlerò di oggi con delle premesse
che in parte coinvolgono la società odierna, i pensieri, le mode, i
comportamenti, le inclinazioni di questa decadenza. Non voglio fare di
tutta l’erba un fascio, odio chi lo fa, ma se ci si guarda intorno è
difficile trovare del buono, come è difficile trovare sincerità,
gentilezza, lealtà, comprensione e tante altre virtù ormai perse e
divenute debolezze…sono uno che parla, si, a cui piace parlare alcune
volte ed essere esaustivo, nonostante abbia “imparato” a stare zitto e a
limitare le mie idee, i mieo dubbi, le mie emozioni….non è stata
un’estate costantemente emozionante, anzi, ma uscito da una teorica
bella stagione di nullafacenza e divertimento(non inteso come quello dei
contemporanei adolescenti disagiati) mi sono ritrovato in una realtà
triste, buia, insoddisfacente, fredda, con l’esordio di anno scolastico
assai arduo e pieno di impervi percorsi pericolosi e faticosi. Sono
parte di una coppia e guardo a LEI con tanta speranza e con tanto
desiderio. Non parlerò di LEI e del suo carattere. Non parlerò di come
io guardo le cose, di come “faccio l’amore”, dei cambiamenti, come non
parlerò delle medesime cose per questa ragazza che io amo da più di un
anno nonostante i chilometri che ci dividono, l’età e le altre cose. Mi
considero uno non al passo coi tempi coi vizi e considero la notte e la
pioggia dimensioni magiche. Ho mille progetti in testa, tanta voglia di
fare, paure, pensieri, domande e anche attimi in cui voglio cancellare
tutto. Sono qui a scrivere il quotidiano di un quasi 28enne senza
secondi fini. Dormo poco, non riposo, si accavallano i problemi
familiari ed economici, il casino di casa mia e della nostra vita. Non
imparo mai e sono arrivato ad oggi riempendo ieri con qualcosa di
svagante che manca sempre nei miei giorni. Gli eventi non mi hanno dato
il tempo e le energie per studiare la tanto odiata(internazionalmente)
matematica, che però io non disprezzo,(è vero che non seguo, che non
studio ecc. Ma sono dettagli) e quindi oggi è partito male: il compito
in classe non merita d esser trattato come argomento. Mezzo morto ho
iniziato e mezzo morto finirò questo bel giorno. Sono uscito dal liceo
fregandomene di tutto, ho aspettato, ho fatto il viaggio di ritorno a
casa, ho mangiato in fretta e poi mi sono scapicollato a lavarmi e
prepararmi. Poi di nuovo fuori senza riposo, ho preso l’autobus per un
soffio e sono andato da LEI. Io le voglio un bene della Madonna,
antepongo il suo al mio, ha un bel caratterino e una forma mortale, che
le inscatola l’anima, e un visino, con annessi tratti facciali, che
fanno sfigurare tutte le opere che ci ha offerto la storia, i capolavori
artisici, la divinità del crato, le bellezze più bramate al mondo.
Insomma è la ragazza più bella che io e Dio(D.ettochees.I.sta.O.h)
abbiamo mai visto e mi smonta e mi fa impazzire in tutti i sensi e la
amo e cazzo se non sono mai stato più sincero e accorto in ciò che dico.
Se me lo lasciasse fare regalerei alla civiltà mattone della nosta
storia, versi di poesie cantati della miglior fattispecie, stelle,
graffiti, o semplicemente tutta la mia persona :) insomma…il mio intento
era quello di esprimere il mio amore senza regole ma con attenzione…c è
così tanto che vorrei dire…ma, in parole povere, qualcuno una volta mi
disse che siamo il risultato delle scelte, di quello che ci capita, di
quello che ci circonda, dei rumori, dei silenzi, del caso, del mondo,
beh, oggi non è stata trovata la cura del cancro, non hanno rubato ai
ricchi per dare ai poveri, ma senza “se” e senza “ma” è stata una
giornata idilliaca con momenti di noia, di nervosismo, di quello che
cazzo volete, ma è stato nostro e anche se l ho vista solo 5 ore dopo
tanto tempo io lo rifarei. Lo rifarei, principessa, perché mi dai e
togli la vita. Forse non te me rendi conto e parti per nuove realtà
mentre io non sono il tuo chiodo fisso, ma io sono il pirata
innamorato…e, come dice jack, è meglio “avere una donna a bordo”. Per me
quella catturasciagure sei tu. Ti amo. Ti amo tantissimo amore mio.
Artisterico
Uno
stato emozionale di esaltazione intensa ma infondata che si è
manifestato con un eloquio inarrestabile, una fuga delle idee,
distraibilità e impeti di attività senza scopo, il tutto condito con
confusione circa l'ora del giorno, la data, la stagione, il luogo e
il chi. Come chi? Io. E Me.
Se qualcuno lo sa e può, di grazia, me lo dica.
Dottore, un antidolori al fico, faccia presto. Nell'indugio, trangugio.
Dottore, un antidolori al fico, faccia presto. Nell'indugio, trangugio.
Essere o non essere
Il
mondo si divide in due categorie di stronzi: quelli che lo sono davvero
e quelli che pensano di esserlo. Non do una risposta a riguardo perché,
oltre che stronzo, ci tengo ad apparire ostentatamente enigmatico. Fa
tutto brodo. Anche il volersi convincere di essere così bravi a portare
dalla propria parte persone di cui non ci si rende conto che questi
dicono “sì” davanti, per poi percularli quando se ne vanno tutti
convinti di aver fatto la loro buona azione quotidiana, pensando di aver
portato qualcuno dalla propria parte, di aver indicato loro la strada
maestra da seguire, che non contempla atti di pensiero autonomo.
Oh, io sono dalla loro parte, eh. Specie quando stanno girati di culo.

Pezzi di me

Non
volevo evaporare, ma sapevo di essere vicino al punto di saturazione.
Sentivo addosso le scanalature, che mi facevano angoscia perché avevo la
certezza che presto si sarebbero riempite di infiltrazioni. Provai a
censurarmi, a compensare coagulando. Fu allora che la Deplorazione si
sollevò e, indicandomi, proruppe: "Suturatelo!". Venni allora ricucito e
ricoperto di carta e colla, imbrattato di resina. Con le mie due pelli,
divenni un complemento umano, un misero telegramma sottocutaneo. La
controfigura di qualcosa di nudo.
COMMEDIANTE EROGENO
In ogni falso si nasconde sempre qualcosa di autentico. Nel simulare l'opera altrui il falsario non resiste alla tentazione di metterci del suo, spesso è una minuzia, un dettaglio, un tratto insospettabile in cui l'autore del falso finisce per tradire se stesso rivelando una propria e autentica sensibilità.
Finale alternativo
Tutto
è bene quel che finisce bene se solo fosse finito bene. Ma questo non
lo so. Si, perché gli ultimi istanti non li ho visti e me lo sono perso,
il finale. Eppure avevo gli occhi aperti e li stavo vivendo. Ero dentro
di me a pensare come al solito. Certi finali non si ripetono. Strizzo
le tempie abbastanza forte da far affiorare i dotti dove scorre la
linfa. Il finale me lo architetto da solo.
tensione
La
timida voce che mi viene parlando di cose troppo serie, è un semplice
meccanismo involontariamente studiato, messo in atto per indurmi in
tentazione.
Lasciare
un luogo conosciuto per recarsi in un luogo sconosciuto è andare,
vadere. Il contrario invece è ritornare. Davvero, però, non riesco ad
adottare una decisione stabile e vincolante se la mia sia stata
un'andata o un ritorno. Azzeccherei un garbuglio in entrambi i sensi.
Poco importa: incamererò aria e mi dissolverò e disperderò
nell'ambiente. Come tutti. Evviva.
Riflessioni
Riflessioni sul quotidiano,
ossia flessioni, che stimolano ripetutamente il buco del...
insomma una cagata.
ossia flessioni, che stimolano ripetutamente il buco del...
insomma una cagata.
Che ci siano regole da rispettare per il rispetto altrui mi sembra talmente ovvio da non chiamarle neanche regole.
Sono tutti quegli usi, quei costumi,
dettati dall'educazione, dalle credenze, dal bigottismo, dalla totale
ignoranza, dal credo generale, dalla visione di altri, dalle proprie
paure e insicurezze, che diventando regole del senso comune , del comune
vivere , che mi fanno semplicemente schifo.
L'uomo pone i limiti dove comincia a
tentennare, dove ha paura e mi sembra una cosa naturale, ma da questo a
farne dogmi e senso comune, mi sembra oscenamente globalista.
Cosicchè non volendo essere
generalizzante, racchiudo il campo in quella cerchia di persone, che si
dichiarano amici, i conoscenti , quelli che vengono sfiorati dal
passaparola, quelli che hanno in mano il sapere del saper vivere , queli
che ti giudicano senza ricordarsi che faccia hai,
quelli insomma che per tua sfiga o loro incroci nella tua vita.
Quelli che dicono lui è quello che. E
ti ritrovi con tanti cartellini appesi, che definiscono il tuo vivere,
lo giudicano in base a regole assurde, che tralasciano i particolari,
basate su un ipotetico libretto di istruzioni, che parla di quello che
tu puoi o non puoi fare.
Quelli che fanno di un uomo un figo e
di una donna una troia, quelli che legano PER FORZA non solo il padre a
un figlio, ma anche alla sua procreatrice, quelli che pensano che si
abbia un prezzo da pagare solo alla noia e non al voler osare, quelli
che guardano un gay con disgusto e si arrapano per la gay, quelli che
pensano che la dipendenza sia solo da droghe, quelli che pensano che tu
sia loro solo perchè gli hai detto ciao o peggio pensano che tu sia loro
solo perchè loro lo vogliono, quelli che pensano che il sangue faccia
la famiglia.
In pratica tutti quelli che puntano
il dito , chiamandoti un ingestibile inumano, che si vantano della
propria umanità, dimenticandosi che, chi più chi meno, l'uomo e'
egoista, e' falso, e' paraculo, è approffittatore, piccolo, ma non
innocente.
Sinceramente, preferisco rotolare
nella mia merda, che calpestare il vomito di chi si dice incapace di
scegliere, solo per puntare poi il dito.
Non devo ne voglio giustificarmi ,
cosicchè flettendo e riflettendo sul quotidiano , ghigno pensando di
avere la voglia di strapparne un lembo per non dover pulirmi facendo
virgole sui muri.
emozioni
Le bolle di sapone spesso vengono associate a un'emozione di breve durata , che poi scompare nel nulla quando queste esplodono.
Continuano ad emozionarmi , come
tante altri piccoli eventi e fenomeni, dettagli, che anche se sono di
breve durata, fanno vibrare e l'emozione si rinnova, evolve e lascia....
Beh , diciamo così , che in questo
gioco di elastici ,le emozioni si incatenano una all'altra . Le posso
sentire sulla punta delle dita, facendole girare nel palmo della mia
mano,producono quel suono, che risveglia o se vogliamo, che non fa
dormire, che in qualche maniera molesta e si sa ,io amo molestare.
Emozioni e sensazioni, che a volte
accompagnano tutta la giornata e le senti sfregare, irriverenti e
insitenti , distolgono ogni pensiero , ci si perde.
Cosicchè facciamo che, lasciando passare il vento in un cerchio incrociato di elastici creiamo bolle di sapone.
Si rimane al principio stupiti, poi
ci lascia andare, si cerca di seguirla con gli occhi e poi si ha voglia
di afferrarla cercando di non farla esplodere .
Si modella sul proprio corpo e tutto comincia a vibrare.
Si tiene sopra un dito , mentre si osserva il concatenarsi delle bolle e la voglia di premere , come ad entrare.
Il tempo si sospende , in quello
strano fluttuare di emozioni forti e veloci , che sembrano durare solo
un istante, che possono durare ore e piu ci si dimena , più si rischia
di far esplodere la bolla.
In effetti esplode continuamente, ma continuo a soffiare ,
mentre il sapone cola sulle dita.
giovedì 2 ottobre 2014
tu sei lei..
Lei è quella ragazza che ti conquista con un sorriso, un abbraccio, con la sua dolcezza e semplicità, che si inginocchia per chiederti “scusa”.
Lei è colei che ha sopportato tutti i miei sbalzi di umore, le mie cazzate, le mie bestemmie, i miei problemi, i miei complessi.
Lei è quella che mi ha fatto piangere solo per potermi abbracciare, uno di quegli abbracci intensi che sembrano dire “Apri gli occhi, io sono qui, amami”.
Lei è la ragazza che dopo avergli detto “Vattene, tu vuoi lui, non vuoi me” mi ha stretto a sè e detto “Non è vero, io voglio te”.
Lei è una ragazza dolce, semplice, insicura, che non ha fiducia in se stessa. Ed è perfetta proprio per questo, lei è diversa dagli altri, per davvero.
Lei è la ragazzo che ha scelto di amare me.
Lei è la ragione del mio sorriso. ♥
Lei è colei che ha sopportato tutti i miei sbalzi di umore, le mie cazzate, le mie bestemmie, i miei problemi, i miei complessi.
Lei è quella che mi ha fatto piangere solo per potermi abbracciare, uno di quegli abbracci intensi che sembrano dire “Apri gli occhi, io sono qui, amami”.
Lei è la ragazza che dopo avergli detto “Vattene, tu vuoi lui, non vuoi me” mi ha stretto a sè e detto “Non è vero, io voglio te”.
Lei è una ragazza dolce, semplice, insicura, che non ha fiducia in se stessa. Ed è perfetta proprio per questo, lei è diversa dagli altri, per davvero.
Lei è la ragazzo che ha scelto di amare me.
Lei è la ragione del mio sorriso. ♥
ti amo
Amore mio,
se ti scrivo è per dirti che io ho davvero bisogno di te al mio fianco, ho bisogno che tu sii paziente con me, che mi sopporti quando sono geloso o arrabbiato, ho bisogno che mi aiuti a capire i miei sbagli e che soprattutto mi aiuti ad essere migliore, con te. ♥
Ho bisogno di te al mio fianco, perchè ti amo, perchè con te sono una persona nuova, perchè sorrido e non per “finta”, sorrido per davvero e sono felice, tanto. E questo è solo merito tuo, amore mio. ♥
Ogni giorno che passa mi rendi un ragazzo solare e fiducioso come ero anni fa, quello che nell’amore vero ci credeva, quello che credeva in un futuro con la persona che avrebbe amato e tu amore, tu me lo fai credere, me lo fai sperare ♥ Sei sempre stata una ragazza meravigliosa con me, sempre, in ogni occasione, mi hai sempre tirato su di morale quando ero triste, mi hai sempre ascoltato quando avevo un problema, tu hai fatto quello che nessuno ha mai fatto per me: c’eri, e
tutt’ora ci sei. ♥
Ho bisogno che tu sia paziente perchè so di non essere perfetto, so che nel mio carattere ci sono delle lacune, so che ho dei difetti che a volte emergono, per questo ho bisogno che tu sia paziente e che sopratutto mi faccia capire quando sbaglio. ♥
Ho bisogno che mi insegni ad essere migliore, che mi dimostri che ci tieni a me e non vuoi lasciarmi andare, perchè fidati, io lo farò. ♥
Ho bisogno che tu mi insegni a non mollare, a credere nelle cose che faccio. ♥
Semplicemente ho bisogno di te, perchè ti amo e perchè credo che insieme possiamo essere davvero la “coppia più bella del mondo”, perchè belli lo siamo e siamo affiatati, e soprattutto perchè so che il nostro amore può durare. Possiamo farcela amore, io credo in te, io credo in NOI. ♥
Ti amo. ♥ E per favore, non dimenticarlo. ♥
Ho bisogno che tu sia paziente perchè so di non essere perfetto, so che nel mio carattere ci sono delle lacune, so che ho dei difetti che a volte emergono, per questo ho bisogno che tu sia paziente e che sopratutto mi faccia capire quando sbaglio. ♥
Ho bisogno che mi insegni ad essere migliore, che mi dimostri che ci tieni a me e non vuoi lasciarmi andare, perchè fidati, io lo farò. ♥
Ho bisogno che tu mi insegni a non mollare, a credere nelle cose che faccio. ♥
Semplicemente ho bisogno di te, perchè ti amo e perchè credo che insieme possiamo essere davvero la “coppia più bella del mondo”, perchè belli lo siamo e siamo affiatati, e soprattutto perchè so che il nostro amore può durare. Possiamo farcela amore, io credo in te, io credo in NOI. ♥
Ti amo. ♥ E per favore, non dimenticarlo. ♥
Pensami
“E’ un addio?
Ti chiedo solo questo: pensami.
Quando sarai triste perché ti senti lontana da tutti, o perché lui non
si fa sentire, pensami. Se vorresti leggere un libro e non sai a chi
chiedere, pensami.
Pensami la sera, quando parlavamo, e non fare niente per distrarti da
me. Non farmi scivolare via come si fa con le cose brutte, o peggio, con
quelle cose che sono finite per sempre.
Pensami quando incontrerai qualcuno col nome uguale al mio, o quando
sentirai il nome della mia città al telegiornale, pensami e non forzarti
a lasciarmi fuori dalla tua testa, dalla tua vita, ti prego.
Pensami se tutti i tuoi amici saranno troppo occupati, o se vedrai una strada piena di ragazzi .
Pensami quando vedrai due alberi molto vicini, ma troppo lontani per
toccarsi. E pensa a noi quando vedrai le foglie dei loro rami sfiorarsi
per il vento.
Pensami nel giorno del mio compleanno, e non scordarti la data, è il regalo più bello.
Ti chiedo solo questo. Se mai ti mancherò, non scrivermi, ma ti prego, non scacciarmi dai tuoi pensieri.
Pensami.
Ricordati di me, finché puoi.”
mercoledì 1 ottobre 2014
Ricordo
Avevamo appena finito di fare l’amore, lei abbracciava il mio petto e io le accarezzavo dolcemente la schiena.
Eravamo nudi, sotto le coperte, tutti e due persi nei propri pensieri e
io sentivo il profumo dei suoi capelli che mi aiutava a pensare.
I momenti più belli del fare l’amore, sono il dopo; perchè è il più sincero.
“Ci facciamo una doccia?” chiese lei.
Non risposi, la presi in braccio e ci dirigemmo verso il bagno continuando a baciarci.
Il profumo dei suoi capelli, quando andò sotto l’acqua, sparì e il suo volto fu coperto da altrettanti capelli.
Finita la doccia tornammo a fare l’amore in camera da letto e tra i vari baci, sorrisi e sospiri, le ripetevo che l’amavo.
Tornammo così, al punto di partenza; avevamo appena finito di fare
l’amore, lei abbracciava il mio petto e io le accarezzavo dolcemente la
schiena.
“Siamo diversi, lo sai vero?” tornò lei a distruggere quel silenzio che racchiudevi un insieme infinito di pensieri.
“In che senso?” le chiesi divertito, passando la mia mano sui suoi
capelli e cominciando ad arricciarglieli tra le dita della mia mano.
“Siamo diversi, ma quando stiamo insieme, siamo completamente uguali”
disse lei alzandosi dal mio petto, passando così il suo sguardo dal
vuoto al mio.
“Spiegati meglio” chiesi spaesato.
“Siamo come due calamite. Hai presente, no? Beh una calamita cerca di
attaccarsi ad un’altra, solo che se l’altra è rovescia scappa
dall’altra. Si, può sembrare stupido, ma… No, lascia stare è una cosa
stupida” disse sentendosi sciocca.
“No” Ti prego continua..” chiesi seriamente e interessato al racconto.
“beh.. Se una delle due è sistemata in una posizione non corretta, cerca
di allontanarsi mentre l’altra la continua a seguire. Noi siamo così.
Siamo due calamite, una delle due è rovescia e continua a scappare
dall’altra.. Non avrebbe senso continuare..Non siamo compatibili” disse
tristemente, battendo le dita della sua mano sul mio petto.
“Aspettami qui..” le dissi spostandola e mi misi a cercare una cosa tra i miei vecchi ricordi.
“Cosa fai?” chiese lei, cercando di capire cosa stessi facendo.
Aprì un armadio e tirai giù una scatola che era posizionata sull’ultimo
scaffale, iniziai a cercare quel vecchio giocattolo che avevo da
piccolo.
Dopo vari minuti esclamai: “Eccolo!”
Erano delle calamite che usavo da piccolo per giocare e costruire tutte quello che mi passava per la testa.
“Cosa sono?” chiese cominciando a sorridere.
Presi due calamite e gliele misi davanti agli occhi e cercai di dimostrargli quello che mi aveva appena spiegato.
“Tu sei questa..” le dissi tirando su con una mano la calamita di colore rosso “..e io questo” tirandone su una bianca.
“Come dici tu, se ne mettiamo una rovescia e facciamo in modo che
l’altra la insegua, effettivamente, la prima, scappa” le spiegai.
“Esatto.. Non siamo cosi compatibili, vedi, cerchiamo di evitarci o
almeno uno dei due lo fa? E poi..” m’interruppe, ma io la fermai prima
che potesse dire altro.
“No, ascoltami e guardale. Prima o poi, quella che scappa si troverà un
ostacolo davanti e quando accadrà..” dissi continuando a mostrarle le
due calamite e mettendo una mano davanti alla prima come ostacolo
“..Ecco, hai visto?” mi sorrise e mi baciò.
A dire la verità, quel giorno facemmo l’amore per tre volte, solo che quella l’ultima fu la più sentita.
Cosa successe alla calamita quando trovò la mia mano come ostacolo? Si girò di colpo e si unì all’altra.
Eravamo diversi, lei rossa e io bianco, ma se lei o io avessimo trovato
un ostacolo, ci saremmo aiutati a vicenda e cosi ci saremmo di nuovo
uniti.
Lei è il mio 10
"Se ti chiedessi di darmi il numero da 1 a 10, quali imiteresti?" Mi chiese mentre stavamo tornando a casa dal ristorante.
“Dio, 10 ovvio, che domande”esclamai sorridendole.
“No, seriamente.. Pensaci, non mi offendo e vorrei che mi dicessi la verità!” disse senza che io potessi aggiungere altro.
Stemmo in silenzio in macchina, finché non la accompagnai a casa sua.
“Buona notte allora, a domani” le dissi strappandole un bacio dalla bocca.
“Buonanotte scemo” mi sorrise.
“Sempre 10” le dissi e lei sorrise.
Andai a casa e ci pensai per tre ore, più esattamente per tre ore e quarantasette minuti.
Non è facile dare un numero ad una persona, basandosi solo su dieci numeri.
Erano le due del mattino e ancora non riuscivo a prendere sonno così mi alzai dal letto e mi misi a scriverle una lettera:
“Non so esattamente cosa stia scrivendo o perché lo stia facendo, spero
solo che mi aiuterà a capirne di più su di noi e sul numero che dovrei
darti.
Spero allo stesso tempo, di riuscire a chiudere occhio, perché non riesco A non pensare ad altro che a quella domanda.
Dimmi, come si fa a dare un numero ad una persona?
Tu non puoi scegliere, cioè, è una cosa insensata, però ora voglio provarci, seriamente.
10 deve essere l’eccellenza ti ovviamente l’1 è il suo contrario.
Si comincia ad arrivare alla sufficienza, vera, al numero 6 e sicuramente tu sei oltre a quello.
Facciamo così: partiamo del numero 5, è una via di mezzo.
Sei testarda, non mi ascolti mai e quando ti parlo sempre il contrario.
Facciamo che sali a 6 per questo. Perché? Semplice.
Se mi ascoltassi sempre, saresti una persona completamente noiosa e quindi è un vantaggio.
Sei.
Non ti piacciono i miei gusti musicali e solo per questo dovresti
scendere a meno 10, inoltre non ti piace la cucina straniera, ma ti
piace quella piccante.
Abbiamo gusti completamente diversi e per questo sei diventata un 7 1/2.
Perché? Per il semplice fatto che se avessimo gli stessi gusti, non avremmo nulla su cui discutere.
Sette e mezzo.
Quando mi vedi con un’altra ragazza, non fai vedere la tua gelosia e questo vale come un punto in più.
Otto e mezzo.
Sei bellissima e questo ti fa ascendere a 6 1/2.
Perché? Perché ti fai desiderare involontariamente e questo mi fa paura.
La paura di perderti ti fa scendere a quattro, perché?
Perché se ti perdessi, mi faresti del male, sentimentalmente e io bisogno di te.
Ecco, questa piccola o forse enorme dipendenza da te, ti ha fatto arrivare a 0.
Perché senza di te, sono zero.
Sei uno 0, con un 1 davanti.
Un dieci.
Perché? Perché mi bastano i tuoi occhi per non pensare a nulla.
Due occhi di color castano scuro che mi hanno fatto perdere la testa.”
“ho capito ora” mi dissi con le lacrime in viso.
Lei è il mio 10.
Sogno o realta...
Mi mancavano pochi minuti prima di arrivare dal suo sorriso e più mi
avvicinavo, più il tempo si allungava e più l’ansia mi saliva.
Arrivai, il pullman si fermò e la vidi attraverso il finestrino seduta su una panchina.
In quel momento l’ansia si trasformò in imbarazzo.
Scesi, la raggiunsi e prima che potessi arrivare da lei, le sue braccia stavano stritolando le mie costole, l’abbracciai forte a me e nel momento che tirai su la testa mi trovai suo padre davanti agli occhi.
"Piacere Federico " gli dissi allungando la mano.
"Piacere" rispose e strinse la mia mano.
Il peggio era passato, pensai, anche se non fu esattamente così.
Stemmo due ore su un prato per conto nostro, parlammo, ci baciammo e ci stringemmo forti come la prima volta.
Bacio dopo bacio, spuntava sempre un sorriso sulle sue labbra ed ero sempre più tentanto a non smettere di farlo per continuare a vederlo.
"Andiamo a fare un giro?" le chiesi.
Annuì con la testa e così mano nella mano, camminammo per il centro.
Ci fermammo in un bar a prenderci da bere, lei continuava a cantare le canzoni che c’erano di sottofondo e io la fissavo, cercavo di capire perchè fosse cosi bella.
Così l’ansia che pensavo se ne fosse andata con la presentazione mia e di suo padre, tornò e non per lui, questa volta fu per lei.
Usciti, la portai su una galleria, dove c’erano pochissime persone, la gettai al muro e la baciai ancora e ancora.
Quando fummo veramente soli e quando, forse per un secondo, smise di baciarmi, la chiamai
"Amore" le dissi.
"Dimmi" rispose, ma non c’e la feci a dirglielo, così la baciai.
"Amore" le ripeteii dopo troppi baci.
"Dimmi" continuava a rispondere.
"Non so come si faccia"
"A fare cosa?"
La baciai.
Pensavo che baciandola l’ansia sarebbe sparita, invece non smetteva di aumentare.
"Amore"
"Dimmi"
"Mi sento uno stupido.." la baciai, ma mi respinse.
"Dimmi"
Era difficile, forse non sapevo nemmeno io cosa fare o cosa dire, so che più la guardavo, più la baciavo e più mi sorrideva, più soffrivo e alla fine trovai il coraggio e glielo dissi: “Ci mettiamo insieme?”
Sorrise.
"Si"
Mi strinse così forte che le mie costole si unirono tutte insieme e poi mi sussurrò “Grazie” forse in quel secondo capii che la paura della distanza era solo nella mia testa e che si può superare tutto, se lo si fa insieme.
Arrivai, il pullman si fermò e la vidi attraverso il finestrino seduta su una panchina.
In quel momento l’ansia si trasformò in imbarazzo.
Scesi, la raggiunsi e prima che potessi arrivare da lei, le sue braccia stavano stritolando le mie costole, l’abbracciai forte a me e nel momento che tirai su la testa mi trovai suo padre davanti agli occhi.
"Piacere Federico " gli dissi allungando la mano.
"Piacere" rispose e strinse la mia mano.
Il peggio era passato, pensai, anche se non fu esattamente così.
Stemmo due ore su un prato per conto nostro, parlammo, ci baciammo e ci stringemmo forti come la prima volta.
Bacio dopo bacio, spuntava sempre un sorriso sulle sue labbra ed ero sempre più tentanto a non smettere di farlo per continuare a vederlo.
"Andiamo a fare un giro?" le chiesi.
Annuì con la testa e così mano nella mano, camminammo per il centro.
Ci fermammo in un bar a prenderci da bere, lei continuava a cantare le canzoni che c’erano di sottofondo e io la fissavo, cercavo di capire perchè fosse cosi bella.
Così l’ansia che pensavo se ne fosse andata con la presentazione mia e di suo padre, tornò e non per lui, questa volta fu per lei.
Usciti, la portai su una galleria, dove c’erano pochissime persone, la gettai al muro e la baciai ancora e ancora.
Quando fummo veramente soli e quando, forse per un secondo, smise di baciarmi, la chiamai
"Amore" le dissi.
"Dimmi" rispose, ma non c’e la feci a dirglielo, così la baciai.
"Amore" le ripeteii dopo troppi baci.
"Dimmi" continuava a rispondere.
"Non so come si faccia"
"A fare cosa?"
La baciai.
Pensavo che baciandola l’ansia sarebbe sparita, invece non smetteva di aumentare.
"Amore"
"Dimmi"
"Mi sento uno stupido.." la baciai, ma mi respinse.
"Dimmi"
Era difficile, forse non sapevo nemmeno io cosa fare o cosa dire, so che più la guardavo, più la baciavo e più mi sorrideva, più soffrivo e alla fine trovai il coraggio e glielo dissi: “Ci mettiamo insieme?”
Sorrise.
"Si"
Mi strinse così forte che le mie costole si unirono tutte insieme e poi mi sussurrò “Grazie” forse in quel secondo capii che la paura della distanza era solo nella mia testa e che si può superare tutto, se lo si fa insieme.
Iscriviti a:
Post (Atom)


.jpg)



.jpg)







.jpg)





