E
se i depressi, gli aspiranti suicidi, coloro che hanno in odio la vita non
avessero torto?
Se
fossero quelli che difendono strenuamente il valore della vita ad ogni costo,
contro ogni evidenza, a non essere ragionevoli?
Se
i primi fossero soltanto una minoranza coraggiosa che non ha paura di guardare
in faccia la realtà e i secondi una maggioranza impaurita che si rifiuta di
accettare l’oggettiva crudeltà della vita e si rifugia in false certezze?
Se
per continuare a vivere questa vita molti di noi si aggrappano alla speranza di
un’altra vita significa che questa non è così bella come si vuol far credere.
La
vita può avere momenti belli all’interno della sua tragicità. Niente di più.
Se
racconti una barzelletta ad un carcerato, per un momento, può anche scappargli
una risata. Durerà alcuni secondi e poi ritornerà a ricordarsi la sua
condizione di prigioniero.
Forse
coloro che odiano la vita sono di gusti difficili e non riesci a farli ridere
con una barzelletta qualsiasi. Ci vuole altro.
I
depressi, gli aspiranti suicidi, coloro che hanno in odio la vita sono convinti
che quell’altro non esiste. E hanno ragione.
Io
so di voler vivere. Di non volermi suicidare. Ma so anche di essere un
vigliacco.
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