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martedì 27 gennaio 2015

TETRAIDROAGONIA

Non che la cosa mi disturbi, ci mancherebbe.
 
 

All'inizio parlavo da solo, lunghi soliloqui con me stesso.  E non era follia, anzi, era un modo per non perdere la ragione e capire a fondo il mio io più nascosto, quello che raramente risponde. Semplicemente me contro me, perché non sono certo al mondo per vivermi solo superficialmente, ma nelle più ardite profondità. Poi, durante un affondo sul dono, se si può dire, dell'obliquità, uscì allo scoperto il duale Io e Me. Oblivione! Gli oceani si disseccarono, i monti crollarono, la stella del nord precipitò, gli astri si polverizzarono, sparirono la terra, gli uomini e gli dei e rimase solo l’assoluto. E non trovai nemmeno un bar aperto.

desidero

Adesso vige il silenzio sulle realtà pesanti, fatte di tutti quei piccoli dettagli di cui si diventa golosi e la fame aumenta.
Un silenzio che rimane a graffiare a accarezzare la pelle, che lo assorbe lentamente. Si perde nel desiderio che impulsa le parole trattenute.
Mentre dentro sembra quasi graffiare la consapevolezza di cio' che e'.
E non c'e' silenzio più assordante di questo.
Consapevole evidenza.

Marea




In quegli attimi in cui il tempo scorre più lento, il brusio quasi fastidia il silenzio. Ci si muove come automi , telecomandati dal proprio dovere e ci si immerge in immagini in bianco nero che vengono colorate dai pensieri, che ci estraniano dall'intorno, come se lo scandire del tempo risuonasse l'eco di un sasso gettato nell'acqua e ne seguisse il percorso sopendendo il respiro nei cerchi che si formano sulla superficie, mentre il sasso penetra l'acqua nella sua discesa.
Ci si pone domande a risposte, che creano pensieri parlanti,a volte imbarazzo, come scorrere le lettere di un racconto con gli occhi, di cui non si conosce il finale, ma che riempie le pagine bianche con la consapevolezza del fluire del volere.
E tra gli spruzzi , quei cerchi sulla superficie del fiume si fanno sempre più ristretti , anche se nello stesso tempo si allargano,tenendo distante ciò che ci circonda e non va bene, ciò che non importa, ciò che vuole punire per essere Noi stessi.


Cosicchè quelle rive, che in primo momento sembravano distanti si restringono e scoprono che hanno bisogno una dell'altra per fare scorrere quel fiume.
Argini alti a cui ci si aggrappa per sentire l'armonia del suono dell'acqua correre, proteggendo quel cerchio, quasi come se si potesse mettere in un barattolo quel tratto di fiume in cui si sono formati i cerchi.
Argini che creano serenità , su cui la comprensione diventa necessità e fluisce come la tranquillità di un fiume, anche se in piena.
E tutto questo perchè siamo due argini sulla stessa sponda.



lunedì 19 gennaio 2015

Bisogno

Tu hai bisogno degli altri.
Ma gli altri non sono mai ciò che vuoi tu.
Tu hai bisogno di illuderti. Di credere.
Così ti togli gli occhiali per non vederli come realmente sono.
Perché la nebbia li nasconda un po’.
Così che tu possa immaginarti le parti non chiare come tu vorresti che fossero.
Quasi mai l’altro di cui credi di avere bisogno, ha bisogno di te.
E se ha bisogno, non è di te, ma dell’immagine che lui ha bisogno di vedere di te.
Se lo frequenti troppo assiduamente, l’altro, prima o poi,
diventerà inesorabilmente noioso, ridicolo, meschino, falso.
E tu non potrai che prenderne atto.
Non dico che ognuno di noi dovrebbe trasformarsi in un saggio.
Ma uno sforzo lo si potrebbe fare, anziché bearsi della propria coscienza superficiale.
Per chi non ha veramente bisogno degli altri ( o è solo convinto di non averne)
È molto più semplice essere buonisti. Tollerare. Sopportare.
Ma chi è stato sull’orlo del precipizio e ha guardato il baratro
Non può concedersi il lusso di perdere tempo con le commedie e le pantomime.
Con i rapporti sociali insulsi. Vuoti. Ipocriti.
Sarebbe preferibile sentirsi dire in faccia:
“Non me ne frega nulla di te”.
“Le menate esistenziali che scrivi mi fanno venire la nausea.”
“E’ meglio che impari a stare al mondo”.
L’alternativa è isolarsi.
Ma non può essere per sempre.


Dopo un po’, si comincia a morire.

Voci

Il guaio delle mie vocine è che vogliono mettere il becco ovunque. Soprattutto dove non dovrebbero. E io mi fermo ad ascoltarle, estasiato come per un canto di usignolo in primavera. Devo aver rimuginato notevolmente, mi si è seccata la saliva tra le fauci. Ma non è primavera e quest'ovattata attesa sotto la pioggia, senza nemmeno le variabili lunghe, avrebbe potuto procurarmi qualche brutta serietà. Le mie vocine sottoponevano in esame che l'ansia di liberarsi dal teatrino umano, di strapparsi il ph neutro di noia, certamente buono per calcare un qualsiasi palco, che ridacchia sgracchiante ad ogni frase dei compagni di scena, è un ennesimo ruolo da cui ci si debba sapere, in privato, staccare, con autentico cinismo non professato.


Inutilmente io


E adesso, che tutti i nodi vengono al pettine , è giunto il momento di tagliarsi i capelli,per non lasciare che la rabbia abbia il sopravvento e non faccia altro che sradicare ciocche e lasciare chiazze vuote che non si riempirebbero più.

L'affermarsi, il rendersi soggettivi è una cosa naturale, come una matita che accentua i contorni, rendendoli netti.
Rimanere seduti, attenti davanti ad uno specchio,mentre le forbici modellano e scalano, pronti a raccogliere la caduta del pelo senza modificarne la forma.
Così ti ritrovi importante, anche se sai di esserlo sempre stato e scopri che tutte quelle figure con cui sei stato rappresentato, non hanno fatto altro che alzare un muro , di cui ne sei parte, ma che non ti divide da nessuno.



Quante forme indisinte che ha un NO demotivato, lanciato nell'aria a prescindere dal perchè, nascondendosi dietro false santità, di cui a volte ti vesti,ma che poi si scontrano con la realtà , col tuo passato,come se le tue esperienze fossero state messe in un piano superiore solo per te e non vuoi che, chi generi, le debba seguire, ne manco avvicinarsi e un No diventa la unica risposta che sei capace di dare, per non smascherare la tua cruda realtà, come se la purezza , per quanto sbagliata, fosse un danno .
Quella negazione che non aiuta a capire, che ti impedisce di saper ascoltare, che occlude la libertà , facendola diventare regola del dovere, non fa che fomentare la rabbia, che anelare l'evasione e l'autolesionismo.
E' così che ci si ritrova una capigliatura completamente spettinata, dove i capelli non hanno un verso, dove le ciocche non hanno un colore ben definito e si annaspa nella mancanza di punti riferimento, nel compatimento delle perentoreità di una santa e nella rabbia della deformazione di un diavolo.
Nella deviazone delle colpe lontane da se stessi, rigettate sempre su altri, povere vittime, dell'abbandono, dell'attenzione, del

manierismo e degli eventi.
Il sentirsi bloccare ogni passo, ogni incontro, ogni conoscenza con un no , fa chiudere, la comunicazione, crescere la menzogna ,crea passaggi segreti per stanze che si vogliono conoscere, che comunque ci fanno crescere.
Il dimenticarsi di come eravamo, di cosa facevamo e l'incolparci di quello che siamo diventati non e' una giusta causa per abbandonare la comprensione.

Non è vero che ogni cosa che si fa è giusta, come non è vero che ogni cosa che si fa è sbagliata e l'errore più grande e' quello di sporcare le soddisfazioni con i ma, chiudersi e soprattutto chiudere le porte , con l'ignoranza, con l'incapacità di saper ascoltare,eleggendosi come giudici severi di casi non analizzati, con testimonianze vagheggianti di terzi ,che non fanno parte del cerchio, che dovrebbe essere impenetrabile.


Sono stato accusato di essere troppo amico , come se esistesse un libretto di istruzioni oggettivo , che determina le regole da seguire sul soggettivo.Le dita puntate continuano  a scivolare e a venire spazzate dal vento,so di essere capace di ascoltare, dell'avere bisogno di farlo, so di non essere accondiscendente, ma so come sono e come sono sempre stato.Faccio solo quello che voglio e non per questo non ascolto consigli e non guardo alle luci che vengono accese nei vicoli scuri che ho voglia di pestare.
Sono fermamente convinto ,che insegnare a volare non sia il biogno primario,ogni persona e' giusto che si formi in basi ai propi gusti, alle proprie voglie, ai propri interessi e impara dagli errori che intercorrono nel volo,
mi piace stare ad osservere, anche se a volte fa male ,il librarsi della crescita.
Però diventa assoluto esserci quando si cade.




domenica 11 gennaio 2015

bisogno



Tu hai bisogno degli altri.
Ma gli altri non sono mai ciò che vuoi tu.
Tu hai bisogno di illuderti. Di credere.
Così ti togli gli occhiali per non vederli come realmente sono.
Perché la nebbia li nasconda un po’.
Così che tu possa immaginarti le parti non chiare come tu vorresti che fossero.
Quasi mai l’altro di cui credi di avere bisogno, ha bisogno di te.
E se ha bisogno, non è di te, ma dell’immagine che lui ha bisogno di vedere di te.
Se lo frequenti troppo assiduamente, l’altro, prima o poi,
diventerà inesorabilmente noioso, ridicolo, meschino, falso.
E tu non potrai che prenderne atto.
Non dico che ognuno di noi dovrebbe trasformarsi in un saggio.
Ma uno sforzo lo si potrebbe fare, anziché bearsi della propria coscienza superficiale.
Per chi non ha veramente bisogno degli altri ( o è solo convinto di non averne)
È molto più semplice essere buonisti. Tollerare. Sopportare.
Ma chi è stato sull’orlo del precipizio e ha guardato il baratro
Non può concedersi il lusso di perdere tempo con le commedie e le pantomime.
Con i rapporti sociali insulsi. Vuoti. Ipocriti.
Sarebbe preferibile sentirsi dire in faccia:
“Non me ne frega nulla di te”.
“Le menate esistenziali che scrivi mi fanno venire la nausea.”
“E’ meglio che impari a stare al mondo”.
L’alternativa è isolarsi.
Ma non può essere per sempre.


Dopo un po’, si comincia a morire.