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lunedì 27 ottobre 2014

Mancanze

Mancanze, attese e bisogni non fanno per me. Me le porto addosso come un peso che sono capace solo di trascinare. Non so aspettare e non so chiedere. Però so farmi mancare le persone. In quello sono bravissimo. Ma non so dirlo mi manchi. Lo penso. Lo urlo dentro di me perché so che quando lo dico a voce alta è un grido inascoltato. E la mancanza si trasforma in una malattia. Qualcosa di profondamente sbagliato da cui dipendo. Non cerco la cura. Perché so che l’unica possibile sarebbe un addio. E faccio le prove. Lo dico. Lo ripeto davanti allo specchio. E poi se ti guardo non so dirlo. Perché sono nauseato dagli addii. Voglio credere che per guarire dalla mancanza ci sia un’altra cura. Voglio credere che per noi sarà diverso.

sopravvivere

Io sono uno che deve smontare qualsiasi cosa. Gli oggetti, i pensieri e le persone. Perché ho bisogno di capire perché un oggetto non funziona o una persona se ne va.
E allora analizzo i pensieri e smantello le emozioni.
Le prendo e ci scavo dentro. Ho bisogno di capire il dolore per poter sopravvivere ad esso e di capire la felicità per difendermi quando non ce ne sarà più.
Ma a volte le cose accadono così velocemente che non c’è il tempo.
E allora ti ritrovi faccia a faccia con l’amore, la passione, il dolore, la gelosia, il fastidio, il bisogno, il desiderio, il sesso… Senza averlo previsto, analizzato o voluto. Senza averlo capito, cercato o immaginato.
Ti ritrovi a vivere sbattuto nel mezzo di qualcosa che chiamarlo amore è troppo poco. E capisci che stai volando senza paracadute e che anche se hai paura, alla fine sopravviverai. E sarà bellissimo.

Aspettando un miracolo

Non andrà sempre bene. Ci saranno dei giorni in cui non avrai voglia di niente. Giorni in cui le cose prenderanno una direzione sbagliata anche se ci proverai a rimetterle sulla strada giusta. Giorni in cui ti sembrerà che tutto stia per finire… L’amore, la complicità, la felicità le vedrai dall’altra parte del muro e penserai “ecco le ho perse…”
Smetti di pensare. Smetti di inseguirle. Smetti di preoccuparti. Prenditi un giorno solo per te. Un giorno in cui tu sarai al centro di tutto. Prendi la macchina, vai verso il mare. Fai un bagno e sdraiati sulla sabbia a prendere il sole. Chiudi gli occhi e non pensare a cosa ti manca ma a ciò che hai ancora. Il tuo cuore, la tua testa, un’amica che ti ama, la tua famiglia, i tuoi ricordi, la tua voglia di arrivare, la tua passione, il tuo sogno… Il tuo desiderio di andare sempre avanti e il tuo sorriso. Guarda il tramonto e poi torna a casa ascoltando la musica a tutto volume. Torna a fare ciò che ti piace… Scrivi… E aspetta. Chi ti ama, ciò che ti manca, ciò che stai inseguendo a volte devono rimanere dove sono e tu devi solo stare a guardare e sorridere.

Male

Poi non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. E non sono la stessa strada. Così… Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo… salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l’onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l’unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l’ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. E’ lì che salta tutto, non c’è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non se ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatto tanto di quel male che tu non te lo puoi nemmeno immaginare.  

giovedì 23 ottobre 2014

eppure si muore

La morte esiste. Eccome, se esiste. Non illudiamoci. Moriremo tutti. E moriremo davvero. La morte ci fa paura, ammettiamolo. Per questo cerchiamo di renderla poetica, trascendente, simbolica. Cerchiamo di affibbiarle qualsiasi significato che non sia il suo. Fingiamo di credere che ciò che noi chiamiamo morte sia in realtà qualcos’altro di cui non avere paura. Fingiamo di consolarci pensando che la morte non ci riguarda perché finchè siamo vivi lei non c’è. Ma non è così.
La morte è la morte e si muore davvero. E quando arriva siamo ancora vivi. Io sono morto il primo di aprile del 2005 e non era uno scherzo. Non l’ho vista la morte, ma l’ho sentita. Eccome se l’ho sentita. Credetemi, è davvero brutto morire. Di più non so dire. Ci siamo inventati un’anima, uno spirito, un’aura. Abbiamo un disperato bisogno di sapere che in qualche modo sopravviveremo alla morte. Che c’è dell’altro dopo il “the end” e i titoli di coda. Come vecchi attori drogati di teatro non vorremmo mai uscire di scena. Vorremmo che il sipario non si chiudesse mai. Vorremmo essere un infinito che, sì, a un certo punto finisce, ma poi continua. Ci siamo persino inventati un altro mondo. Quello degli Dei. Ma anche gli Dei muoiono.
Noi pensiamo siano eterni perché vivono migliaia di anni e se nessuno li vede morire è perché, a un certo punto, tornano a casa sulla loro astronave. Ascendono in cielo.
Anche i faraoni egizi, credendosi Dei, non credevano di essere morti, ma semplicemente addormentati. Così si facevano rinchiudere nelle piramidi con tutto l’occorrente per affrontare il viaggio che li riportasse a casa. Servitori e concubine comprese. Chissà se sono mai arrivati…Non possiamo saperlo. Quello che noi sappiamo è che i loro corpi sono ancora qui perché preservati da unguenti, oli e resine. I vostri invece, se non saranno inceneriti, si decomporranno, prima le carni e poi le ossa, fino a sparire completamente. Forse, in altra forma, vivrete ancora, liberati dal vostro corpo, ma di certo, non guiderete più la vostra auto. Non andrete più, il venerdì sera, a fare la spesa al centro commerciale. Nessuno vi vedrà più in giro. Nessuno sentirà più la vostra voce. E i vostri pensieri? Le vostre idee? Ora che il mio cervello è ridotto ad un groviglio molliccio assalito dai vermi, mi risulta difficile credere che era da lì che arrivavano le mie idee, le mie paure,  i miei innamoramenti. Esiste allora davvero una coscienza? O quello a cui noi abbiamo dato questo nome non è altro che una perversa evoluzione della natura che, rendendoci troppo consapevoli di noi stessi, ci porta a pensare di essere importanti?

Se fossimo, al contrario, cose insignificanti che si nutrono di illusioni? Creature contro natura, che neppure dovrebbero esistere e sulle quali, la natura stessa, si accanisce? Noi non dovremmo neppure esistere. Dovremmo semplicemente smetterla di riprodurci ma, alla maggior parte degli uomini, manca la predisposizione al suicidio. La morte esiste. Fortunatamente. E io ne sono la prova. Spero solo si muoia una sola volta, ma anche di questo non posso essere sicuro e se vi state chiedendo come sia possibile che io possa avere scritto questo, dovete solo avere pazienza. Quando anche voi sarete morti lo capirete.

Momenti di noia

 Sono ancora un po’ scioccato
Dal fatto di essere nato
Ma ciò non mi impedisce
Di accettare l’incerto per certo
Tutto ciò che potrebbe accadere
Forse accade
In un qualche universo
In questo stesso istante
Ma ciò non mi impedisce
Di essere accomodante
Forse sono solo un accumulo
Di particelle subatomiche
In un universo simulato
Ma ciò non mi impedisce
Di illudermi del libero arbitrio
Forse è solo formidabile
Matematica elegante
Speculazione fisica
Di fisici malinconici
Ma ciò non mi impedisce
Di uscire a cena
Sei milioni di franchi svizzeri
Per scoprire il pensiero di Dio
E chiamarlo Bosone
Non mi pare onorevole
Il novantasei percento
Di tutto
È antimateria
E per quel che mi riguarda
Spero aumenti
Ma ciò non mi impedisce
Di commuovermi
Forse un giorno
La fisica quantistica
Giungerà alla conclusione
Che la fisica quantistica
non esiste
Che non ci sono strisce ne membrane
Che le dimensioni non sono undici
Che non c’è nessuna massa
Che dà vita all’energia
Abbiamo finto di crederci
Per avere una giustificazione
Ma era solo un’altra religione
E ciò non mi impedisce

Di annoiarmi a morte.

martedì 21 ottobre 2014

Ludico prestigio

Non ditelo mai a nessuno. Vi pregheranno di svelare il segreto, ma appena glielo mostrerete, perderete valore. Il segreto non fa colpo su nessuno. E' il trucco che affascina.Ogni numero di magia è composto da tre parti o atti. La prima parte è chiamata "La Promessa", in cui l'illusionista mostra qualcosa di ordinario: un fiore, un mazzo di carte, un qualsiasi altro oggetto o una persona. Mostrandolo, chiede di ispezionarlo, di controllare che sia davvero reale, inalterato, normale. Il secondo atto è chiamato "La Svolta". L'illusionista prende quel qualcosa di ordinario e lo trasforma in qualcosa di straordinario. E' in questo momento che si cerca di capire il segreto, ma non lo si troverà, perché in realtà non si sta davvero guardando. Non lo si vuole veramente sapere. Si vuole essere ingannati. Ma ancora niente applausi. Perché far sparire qualcosa non è sufficiente; bisogna anche farla riapparire. Per questo ogni numero di magia ha un terzo atto, la parte più ardua, la parte che viene definita "Il Prestigio".

domenica 19 ottobre 2014

freddo

Una volta chiamavo te quando mi sentivo crollare, l’unica amica a cui avrei potuto raccontare tutto.
E tu correvi, per una sigaretta, per una birra, per un abbraccio.
Che fossero o meno orari decenti, correvi.
Tutti che ci guardavano basiti quando raccontavamo di non essere mai stati innamorati dell’altro.
Era tutto ciò che sembrava, che tu fossi innamorata di me, che io lo fossi di te.
A noi non è mai importato nulla, gli davamo pure corda, ridevamo nell’ignoranza, di quelle persone piccole, che non vedono più in la del proprio naso, che perdono tempo giudicando tutto pur di non giudicare la propria strada.
Poi ci siamo colpiti così a fondo che mi si è aperto un buco nero nel petto, tu sei uscita dalla porta, lasciando tutto aperto, e mille schegge che andavano sempre più a fondo.
Con te me ne sono andato anche io, io che non credo più in nessuno, men che meno in me stesso.
E qui tutto si fa scuro, sempre più scuro, non vedo luce se non in alcuni giorni in cui il sole mi abbraccia e mi fa sentire al sicuro.
Poi torno solo, vuoto, insignificante e dimenticabile.
Mi rannicchio nei ricordi, come fossero una coperta con cui proteggersi dal freddo,
In quei ricordi così lontani da sembrarmi finti, mi addormento così, pieno di tempeste che mi attraversano la pelle.

A come amore


“Ho capito una cosa stasera…
Sapete quella frase che si legge e si dice spesso…
“La persona giusta non è nient’altro che quella sbagliata ecc ecc”.
Ecco quella frase è una minchiata cosmica…me ne sono reso conto finalmente.
La persona giusta è la persona giusta punto.
E’ la persona piu simile a noi …è la persona che si incastra esattamente con noi…che capisce tutto di noi…anche solo guardandoci.
Anche la frase sul litigare e litigare…tirarsi i piatti…i cotelli e i mattoni…cioè litigate su litigate…dovrebbe far intendere che sia una persona adatta a noi…
Cazzata…
Per anni ho cercato quasi inconsciamente questo tipo di rapporti…sbagliando.
Con la persona giusta sicuramente ci andrai a litigare…questo fa parte della vita…degli errori…di tutto…ma credo di aver capito…che litigare si faccia bene…ma il come sia ancora piu importante…litigare e poi dopo fare pace ok…fantastico…si litiga si fa un amore straordinario passionale e supermega gallattico…ma se poi il giorno dopo non è cambiato un cazzo…se il giorno dopo si continua a ricommettere e a scornarsi sempre sulle stesse cose…alla fine…alla fine ci si rompe il cazzo…e non c’è universo parallelo o anima gemella di sta minchia che tenga.
Le persone non sono cose…hanno un cervello una memoria e un cuore…tutto questo ha un limite.
Mi viene da pensare alla forza di gravità…per quanto sia forte…per quanto noi possiamo volare…alla fine…dobbiamo tornare a terra.
Voglio una persona con cui condividere la mia vita…non voglio complicarmi il volo…non voglio dover ogni volta sbattere la faccia a terra e farmi male…non voglio sentirmi crollare il mondo perchè ogni volta le certezze vanno a farsi fottere.
Voglio costruirmi una famiglia su fondamenta pesanti…non voglio dover pensare che un domani possa perdere tutto…
Credo ancora nella famiglia quella vera…quella che regge…quella che vede una vecchiaia insieme…
Si insieme alla persona piu giusta che possa esistere…
Utopia?
Forse si…a pensarci…usando la testa…penso:
“Ma dove cazzo la trovi una tipa rincoglionita e pazza come te ?”
Forse non la troverò…forse resterò da solo…ma Cristo…nessuno un giorno mi dirà non ci hai provato cazzo.
Perchè io non posso arrendermi.
La felicità è possibile…è tangibile…sta li…e aspetta solo chi la cerca veramente.”

venerdì 17 ottobre 2014

Sentendoci

È ora di cambiare immagine di copertina,in questo periodo di crisi, non posso poi lasciare il frigor aperto sempre, tanto la luce ormai non manca e le spese elettriche per colpa di queste continue lavatrici sono già alte.
Quindi lascio a te il gusto di aprire il frigor alla cieca,per creare qualche intruglio. Anche se

sentendoCi

potremmo cucinare qualcosa insieme o meglio cucinarCi, ma divagherei come sempre istigando quel ghigno che ancora non riesci a ottenere , nonostante i tentativi.
Dicevamo mmmmm,
ah si il cambio dell'immagine di copertina.
Certo le immagini sono da costruire, unire le sequenze in disegnini sparsi,come quella di portarsi sempre ovunque sulla schiena, con il fiato sul collo , vabbeh a essere pignolo, non sempre sulla schiena.
In effetti a volte ci si trova in imbarazzo, non solo per le risate che escono spontanee, dettate dai pensieri, che non fanno che produrre un pò di sconcerto a chi ci circonda, confermandogli che siamo matti,ma è quella pece, che non si stacca, ma cola, risultando fatalmente disagiante sui nivei tessuti o su quei formali abiti da lavoro.
Si inizia a sudare , o meglio, si cerca di far credere a un ipotetico spettatore, che stiamo sudando e la cosa si fa ardua, si tende a rimanere immobili, qualsiasi movimento potrebbe farci esplodere. Il problema e' che si vorrebbe, ma questi sono dettagli.

Mi sono perso, parlavo del piatto che stavamo cucinando?no eh?Vabbeh facciamo così la foto di copertina sarà il piatto cucinato.


lunedì 13 ottobre 2014

Timidezza

Quando sono da solo, quando non c'è nessuno che può vedermi, mi capita di assumere pose teatrali, di provare movenze drammatiche, di fare tutte cose che non mi si addicono. E' che da solo sono finalmente libero di non essere me stesso. Esercizi di recitazione per imparare ad essere più nessuno. Era un po' di tempo che non mi sentivo così, caro giaciglio di spine. Ho paura di cosa possa rimanere di me, una volta svanita la mia capacità d'immedesimazione. Che poi la timidezza la faccio roteare fra le dita. E comunque non posso manifestare il mio disappunto sempre e solo accelerando. Cosa dovrei dire io, poi, che una faccia non ce l'ho?
Ho perso il filo del discorso di Arianna. Cosa stavo dicendo? Ah si: inventeremo un nuovo linguaggio, che nessun'altro potrà capire.

domenica 12 ottobre 2014

sono

Sono un ragazzo che pensa, che non ha una vita così interessante e vivace. Non sono il solito coglione di turno del 21’ secolo, non sono nemmeno il tipo idiota senza valori…non mi piace tanto l’andazzo e la piega dei giovani d’oggi ne appoggio la merda virtuale che li influenza… ma non parlerò della mia persona, parlerò di oggi con delle premesse che in parte coinvolgono la società odierna, i pensieri, le mode, i comportamenti, le inclinazioni di questa decadenza. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, odio chi lo fa, ma se ci si guarda intorno è difficile trovare del buono, come è difficile trovare sincerità, gentilezza, lealtà, comprensione e tante altre virtù ormai perse e divenute debolezze…sono uno che parla, si, a cui piace parlare alcune volte ed essere esaustivo, nonostante abbia “imparato” a stare zitto e a limitare le mie idee, i mieo dubbi, le mie emozioni….non è stata un’estate costantemente emozionante, anzi, ma uscito da una teorica bella stagione di nullafacenza e divertimento(non inteso come quello dei contemporanei adolescenti disagiati) mi sono ritrovato in una realtà triste, buia, insoddisfacente, fredda, con l’esordio di anno scolastico assai arduo e pieno di impervi percorsi pericolosi e faticosi. Sono parte di una coppia e guardo a LEI con tanta speranza e con tanto desiderio. Non parlerò di LEI e del suo carattere. Non parlerò di come io guardo le cose, di come “faccio l’amore”, dei cambiamenti, come non parlerò delle medesime cose per questa ragazza che io amo da più di un anno nonostante i chilometri che ci dividono, l’età e le altre cose. Mi considero uno non al passo coi tempi coi vizi e considero la notte e la pioggia dimensioni magiche. Ho mille progetti in testa, tanta voglia di fare, paure, pensieri, domande e anche attimi in cui voglio cancellare tutto. Sono qui a scrivere il quotidiano di un quasi 28enne senza secondi fini. Dormo poco, non riposo, si accavallano i problemi familiari ed economici, il casino di casa mia e della nostra vita. Non imparo mai e sono arrivato ad oggi riempendo ieri con qualcosa di svagante che manca sempre nei miei giorni. Gli eventi non mi hanno dato il tempo e le energie per studiare la tanto odiata(internazionalmente) matematica, che però io non disprezzo,(è vero che non seguo, che non studio ecc. Ma sono dettagli) e quindi oggi è partito male: il compito in classe non merita d esser trattato come argomento. Mezzo morto ho iniziato e mezzo morto finirò questo bel giorno. Sono uscito dal liceo fregandomene di tutto, ho aspettato, ho fatto il viaggio di ritorno a casa, ho mangiato in fretta e poi mi sono scapicollato a lavarmi e prepararmi. Poi di nuovo fuori senza riposo, ho preso l’autobus per un soffio e sono andato da LEI. Io le voglio un bene della Madonna, antepongo il suo al mio, ha un bel caratterino e una forma mortale, che le inscatola l’anima, e un visino, con annessi tratti facciali, che fanno sfigurare tutte le opere che ci ha offerto la storia, i capolavori artisici, la divinità del crato, le bellezze più bramate al mondo. Insomma è la ragazza più bella che io e Dio(D.ettochees.I.sta.O.h) abbiamo mai visto e mi smonta e mi fa impazzire in tutti i sensi e la amo e cazzo se non sono mai stato più sincero e accorto in ciò che dico. Se me lo lasciasse fare regalerei alla civiltà mattone della nosta storia, versi di poesie cantati della miglior fattispecie, stelle, graffiti, o semplicemente tutta la mia persona :) insomma…il mio intento era quello di esprimere il mio amore senza regole ma con attenzione…c è così tanto che vorrei dire…ma, in parole povere, qualcuno una volta mi disse che siamo il risultato delle scelte, di quello che ci capita, di quello che ci circonda, dei rumori, dei silenzi, del caso, del mondo, beh, oggi non è stata trovata la cura del cancro, non hanno rubato ai ricchi per dare ai poveri, ma senza “se” e senza “ma” è stata una giornata idilliaca con momenti di noia, di nervosismo, di quello che cazzo volete, ma è stato nostro e anche se l ho vista solo 5 ore dopo tanto tempo io lo rifarei. Lo rifarei, principessa, perché mi dai e togli la vita. Forse non te me rendi conto e parti per nuove realtà mentre io non sono il tuo chiodo fisso, ma io sono il pirata innamorato…e, come dice jack, è meglio “avere una donna a bordo”. Per me quella catturasciagure sei tu. Ti amo. Ti amo tantissimo amore mio.

Artisterico

 
Uno stato emozionale di esaltazione intensa ma infondata che si è manifestato con un eloquio inarrestabile, una fuga delle idee, distraibilità e impeti di attività senza scopo, il tutto condito con confusione circa l'ora del giorno, la data, la stagione, il luogo e il chi. Come chi? Io. E Me.

Se qualcuno lo sa e può, di grazia, me lo dica.

Dottore, un antidolori al fico, faccia presto. Nell'indugio, trangugio.

Essere o non essere


Il mondo si divide in due categorie di stronzi: quelli che lo sono davvero e quelli che pensano di esserlo. Non do una risposta a riguardo perché, oltre che stronzo, ci tengo ad apparire ostentatamente enigmatico. Fa tutto brodo. Anche il volersi convincere di essere così bravi a portare dalla propria parte persone di cui non ci si rende conto che questi dicono “sì” davanti, per poi percularli quando se ne vanno tutti convinti di aver fatto la loro buona azione quotidiana, pensando di aver portato qualcuno dalla propria parte, di aver indicato loro la strada maestra da seguire, che non contempla atti di pensiero autonomo.
Oh, io sono dalla loro parte, eh. Specie quando stanno girati di culo.

Pezzi di me

Non volevo evaporare, ma sapevo di essere vicino al punto di saturazione. Sentivo addosso le scanalature, che mi facevano angoscia perché avevo la certezza che presto si sarebbero riempite di infiltrazioni. Provai a censurarmi, a compensare coagulando. Fu allora che la Deplorazione si sollevò e, indicandomi, proruppe: "Suturatelo!". Venni allora ricucito e ricoperto di carta e colla, imbrattato di resina. Con le mie due pelli, divenni un complemento umano, un misero telegramma sottocutaneo. La controfigura di qualcosa di nudo.

COMMEDIANTE EROGENO


In ogni falso si nasconde sempre qualcosa di autentico.  Nel simulare l'opera altrui il falsario non resiste alla tentazione di metterci del suo, spesso è una minuzia, un dettaglio, un tratto insospettabile in cui l'autore del falso finisce per tradire se stesso rivelando una propria e autentica sensibilità.

Finale alternativo

Tutto è bene quel che finisce bene se solo fosse finito bene. Ma questo non lo so. Si, perché gli ultimi istanti non li ho visti e me lo sono perso, il finale. Eppure avevo gli occhi aperti e li stavo vivendo. Ero dentro di me a pensare come al solito. Certi finali non si ripetono. Strizzo le tempie abbastanza forte da far affiorare i dotti dove scorre la linfa. Il finale me lo architetto da solo.

tensione

La timida voce che mi viene parlando di cose troppo serie, è un semplice meccanismo involontariamente studiato, messo in atto per indurmi in tentazione.




Lasciare un luogo conosciuto per recarsi in un luogo sconosciuto è andare, vadere. Il contrario invece è ritornare. Davvero, però, non riesco ad adottare una decisione stabile e vincolante se la mia sia stata un'andata o un ritorno. Azzeccherei un garbuglio in entrambi i sensi. Poco importa: incamererò aria e mi dissolverò e disperderò nell'ambiente. Come tutti. Evviva.

Riflessioni

Riflessioni sul quotidiano,
ossia flessioni, che stimolano ripetutamente il buco del...
insomma una cagata.

Che ci siano regole da rispettare per il rispetto altrui mi sembra talmente ovvio da non chiamarle neanche regole.
Sono tutti quegli usi, quei costumi, dettati dall'educazione, dalle credenze, dal bigottismo, dalla totale ignoranza, dal credo generale, dalla visione di altri, dalle proprie paure e insicurezze, che diventando regole del senso comune , del comune vivere , che mi fanno semplicemente schifo.
L'uomo pone i limiti dove comincia a tentennare, dove ha paura e mi sembra una cosa naturale, ma da questo a farne dogmi e senso comune, mi sembra oscenamente globalista.
 
Cosicchè non volendo essere generalizzante, racchiudo il campo in quella cerchia di persone, che si dichiarano amici, i conoscenti , quelli che vengono sfiorati dal passaparola, quelli che hanno in mano il sapere del saper vivere , queli che ti giudicano senza ricordarsi che faccia hai,
quelli insomma che per tua sfiga o loro incroci nella tua vita.


Quelli che dicono lui è quello che. E ti ritrovi con tanti cartellini appesi, che definiscono il tuo vivere, lo giudicano in base a regole assurde, che tralasciano i particolari, basate su un ipotetico libretto di istruzioni, che parla di quello che tu puoi o non puoi fare. 
Quelli che fanno di un uomo un figo e di una donna una troia, quelli che legano PER FORZA non solo il padre a un figlio, ma anche alla sua procreatrice, quelli che pensano che si abbia un prezzo da pagare solo alla noia e non al voler osare, quelli che guardano un gay con disgusto e si arrapano per la gay, quelli che pensano che la dipendenza sia solo da droghe, quelli che pensano che tu sia loro solo perchè gli hai detto ciao o peggio pensano che tu sia loro solo perchè loro lo vogliono, quelli che pensano che il sangue faccia la famiglia.
In pratica tutti quelli che puntano il dito , chiamandoti un ingestibile inumano, che si vantano della propria umanità, dimenticandosi che, chi più chi meno, l'uomo e' egoista, e' falso, e' paraculo, è approffittatore, piccolo, ma non innocente.

Sinceramente, preferisco rotolare nella mia merda, che calpestare il vomito di chi si dice incapace di scegliere, solo per puntare poi il dito.

Non devo ne voglio giustificarmi , cosicchè flettendo e riflettendo sul quotidiano , ghigno pensando di avere la voglia di strapparne un lembo per non dover pulirmi facendo virgole sui muri.


emozioni

Le bolle di sapone spesso vengono associate a un'emozione di breve durata , che poi scompare nel nulla quando queste esplodono.

Continuano ad emozionarmi , come tante altri piccoli eventi e fenomeni, dettagli, che anche se sono di breve durata, fanno vibrare e l'emozione si rinnova, evolve e lascia....


Beh , diciamo così , che in questo gioco di elastici ,le emozioni si incatenano una all'altra . Le posso sentire sulla punta delle dita, facendole girare nel palmo della mia mano,producono quel suono, che risveglia o se vogliamo, che non fa dormire, che in qualche maniera molesta e si sa ,io amo molestare.
Emozioni e sensazioni, che a volte accompagnano tutta la giornata e le senti sfregare, irriverenti e insitenti , distolgono ogni pensiero , ci si perde.
 Cosicchè facciamo che, lasciando passare il vento in un cerchio incrociato di elastici creiamo bolle di sapone.
Si rimane al principio stupiti, poi ci lascia andare, si cerca di seguirla con gli occhi e poi si ha voglia di afferrarla cercando di non farla esplodere .
Si modella sul proprio corpo e tutto comincia a vibrare.
Si tiene sopra un dito , mentre si osserva il concatenarsi delle bolle e la voglia di premere , come ad entrare.
Il tempo si sospende , in quello strano fluttuare di emozioni forti e veloci , che sembrano durare solo un istante, che possono durare ore e piu ci si dimena , più si rischia di far esplodere la bolla.
In effetti esplode continuamente, ma continuo a soffiare ,
mentre il sapone cola sulle dita.

giovedì 2 ottobre 2014

tu sei lei..

Lei è quella ragazza che ti conquista con un sorriso, un abbraccio, con la sua dolcezza e semplicità, che si inginocchia per chiederti “scusa”.
Lei è colei che ha sopportato tutti i miei sbalzi di umore, le mie cazzate, le mie bestemmie, i miei problemi, i miei complessi.
Lei è quella che mi ha fatto piangere solo per potermi abbracciare, uno di quegli abbracci intensi che sembrano dire “Apri gli occhi, io sono qui, amami”.
Lei è la ragazza che dopo avergli detto “Vattene, tu vuoi lui, non vuoi me” mi ha stretto a sè e detto “Non è vero, io voglio te”.
Lei è una ragazza dolce, semplice, insicura, che non ha fiducia in se stessa. Ed è perfetta proprio per questo, lei è diversa dagli altri, per davvero.
Lei è la ragazzo che ha scelto di amare me.
Lei è la ragione del mio sorriso.  ♥

ti amo

Amore mio,
se ti scrivo è per dirti che io ho davvero bisogno di te al mio fianco, ho bisogno che tu sii paziente con me, che mi sopporti quando sono geloso o arrabbiato, ho bisogno che mi aiuti a capire i miei sbagli e che soprattutto mi aiuti ad essere migliore, con te. ♥
Ho bisogno di te al mio fianco, perchè ti amo, perchè con te sono una persona nuova, perchè sorrido e non per “finta”, sorrido per davvero e sono felice, tanto. E questo è solo merito tuo, amore mio. ♥
Ogni giorno che passa mi rendi un ragazzo solare e fiducioso come ero  anni fa, quello che nell’amore vero ci credeva, quello che credeva in un futuro con la persona che avrebbe amato e tu amore, tu me lo fai credere, me lo fai sperare ♥ Sei sempre stata una ragazza meravigliosa con me, sempre, in ogni occasione, mi hai sempre tirato su di morale quando ero triste, mi hai sempre ascoltato quando avevo un problema, tu hai fatto quello che nessuno ha mai fatto per me: c’eri, e 
tutt’ora ci sei. ♥
Ho bisogno che tu sia paziente perchè so di non essere perfetto, so che nel mio carattere ci sono delle lacune, so che ho dei difetti che a volte emergono, per questo ho bisogno che tu sia paziente e che sopratutto mi faccia capire quando sbaglio. ♥
Ho bisogno che mi insegni ad essere migliore, che  mi dimostri che ci tieni a me e non vuoi lasciarmi andare, perchè fidati, io lo farò. ♥
Ho bisogno che tu mi insegni a non mollare, a credere nelle cose che faccio. ♥
Semplicemente ho bisogno di te, perchè ti amo e perchè credo che insieme possiamo essere davvero la “coppia più bella del mondo”, perchè belli lo siamo e siamo affiatati, e soprattutto perchè so che il nostro amore può durare. Possiamo farcela amore, io credo in te, io credo in NOI. ♥
Ti amo. ♥ E per favore, non dimenticarlo. ♥ 

Pensami


“E’ un addio?
Ti chiedo solo questo: pensami.
Quando sarai triste perché ti senti lontana da tutti, o perché lui non si fa sentire, pensami. Se vorresti leggere un libro e non sai a chi chiedere, pensami.
Pensami la sera, quando parlavamo, e non fare niente per distrarti da me. Non farmi scivolare via come si fa con le cose brutte, o peggio, con quelle cose che sono finite per sempre.
Pensami quando incontrerai qualcuno col nome uguale al mio, o quando sentirai il nome della mia città al telegiornale, pensami e non forzarti a lasciarmi fuori dalla tua testa, dalla tua vita, ti prego.
Pensami se tutti i tuoi amici saranno troppo occupati, o se vedrai una strada piena di ragazzi .
Pensami quando vedrai due alberi molto vicini, ma troppo lontani per toccarsi. E pensa a noi quando vedrai le foglie dei loro rami sfiorarsi per il vento.
Pensami nel giorno del mio compleanno, e non scordarti la data, è il regalo più bello.
Ti chiedo solo questo. Se mai ti mancherò, non scrivermi, ma ti prego, non scacciarmi dai tuoi pensieri.
Pensami.
Ricordati di me, finché puoi.”

mercoledì 1 ottobre 2014

Ricordo


Avevamo appena finito di fare l’amore, lei abbracciava il mio petto e io le accarezzavo dolcemente la schiena.
Eravamo nudi, sotto le coperte, tutti e due persi nei propri pensieri e io sentivo il profumo dei suoi capelli che mi aiutava a pensare.
I momenti più belli del fare l’amore, sono il dopo; perchè è il più sincero.
“Ci facciamo una doccia?” chiese lei.
Non risposi, la presi in braccio e ci dirigemmo verso il bagno continuando a baciarci.
Il profumo dei suoi capelli, quando andò sotto l’acqua, sparì e il suo volto fu coperto da altrettanti capelli.
Finita la doccia tornammo a fare l’amore in camera da letto e tra i vari baci, sorrisi e sospiri, le ripetevo che l’amavo.
Tornammo così, al punto di partenza; avevamo appena finito di fare l’amore, lei abbracciava il mio petto e io le accarezzavo dolcemente la schiena.
“Siamo diversi, lo sai vero?” tornò lei a distruggere quel silenzio che racchiudevi un insieme infinito di pensieri.
“In che senso?” le chiesi divertito, passando la mia mano sui suoi capelli e cominciando ad arricciarglieli tra le dita della mia mano.
“Siamo diversi, ma quando stiamo insieme, siamo completamente uguali” disse lei alzandosi dal mio petto, passando così il suo sguardo dal vuoto al mio.
“Spiegati meglio” chiesi spaesato.
“Siamo come due calamite. Hai presente, no? Beh una calamita cerca di attaccarsi ad un’altra, solo che se l’altra è rovescia scappa dall’altra. Si, può sembrare stupido, ma… No, lascia stare è una cosa stupida” disse sentendosi sciocca.
“No” Ti prego continua..” chiesi seriamente e interessato al racconto.
“beh.. Se una delle due è sistemata in una posizione non corretta, cerca di allontanarsi mentre l’altra la continua a seguire. Noi siamo così. Siamo due calamite, una delle due è rovescia e continua a scappare dall’altra.. Non avrebbe senso continuare..Non siamo compatibili” disse tristemente, battendo le dita della sua mano sul mio petto.
“Aspettami qui..” le dissi spostandola e mi misi a cercare una cosa tra i miei vecchi ricordi.
“Cosa fai?” chiese lei, cercando di capire cosa stessi facendo.
Aprì un armadio e tirai giù una scatola che era posizionata sull’ultimo scaffale, iniziai a cercare quel vecchio giocattolo che avevo da piccolo.
Dopo vari minuti esclamai: “Eccolo!”
Erano delle calamite che usavo da piccolo per giocare e costruire tutte quello che mi passava per la testa.
“Cosa sono?” chiese cominciando a sorridere.
Presi due calamite e gliele misi davanti agli occhi e cercai di dimostrargli quello che mi aveva appena spiegato.
“Tu sei questa..” le dissi tirando su con una mano la calamita di colore rosso “..e io questo” tirandone su una bianca.
“Come dici tu, se ne mettiamo una rovescia e facciamo in modo che l’altra la insegua, effettivamente, la prima, scappa” le spiegai.
“Esatto.. Non siamo cosi compatibili, vedi, cerchiamo di evitarci o almeno uno dei due lo fa? E poi..” m’interruppe, ma io la fermai prima che potesse dire altro.
“No, ascoltami e guardale. Prima o poi, quella che scappa si troverà un ostacolo davanti e quando accadrà..” dissi continuando a mostrarle le due calamite e mettendo una mano davanti alla prima come ostacolo “..Ecco, hai visto?” mi sorrise e mi baciò.
A dire la verità, quel giorno facemmo l’amore per tre volte, solo che quella l’ultima fu la più sentita.
Cosa successe alla calamita quando trovò la mia mano come ostacolo? Si girò di colpo e si unì all’altra.
Eravamo diversi, lei rossa e io bianco, ma se lei o io avessimo trovato un ostacolo, ci saremmo aiutati a vicenda e cosi ci saremmo di nuovo uniti.

Lei è il mio 10


"Se ti chiedessi di darmi il numero da 1 a 10, quali imiteresti?" Mi chiese mentre stavamo tornando a casa dal ristorante.
“Dio, 10 ovvio, che domande”esclamai sorridendole.
“No, seriamente.. Pensaci, non mi offendo e vorrei che mi dicessi la verità!” disse senza che io potessi aggiungere altro.
Stemmo in silenzio in macchina, finché non la accompagnai a casa sua.
“Buona notte allora, a domani” le dissi strappandole un bacio dalla bocca.
“Buonanotte scemo” mi sorrise.
“Sempre 10” le dissi e lei sorrise.
Andai a casa e ci pensai per tre ore, più esattamente per tre ore e quarantasette minuti.
Non è facile dare un numero ad una persona, basandosi solo su dieci numeri.
Erano le due del mattino e ancora non riuscivo a prendere sonno così mi alzai dal letto e mi misi a scriverle una lettera:
“Non so esattamente cosa stia scrivendo o perché lo stia facendo, spero solo che mi aiuterà a capirne di più su di noi e sul numero che dovrei darti.
Spero allo stesso tempo, di riuscire a chiudere occhio, perché non riesco A non pensare ad altro che a quella domanda.
Dimmi, come si fa a dare un numero ad una persona?
Tu non puoi scegliere, cioè, è una cosa insensata, però ora voglio provarci, seriamente.
10 deve essere l’eccellenza ti ovviamente l’1 è il suo contrario.
Si comincia ad arrivare alla sufficienza, vera, al numero 6 e sicuramente tu sei oltre a quello.
Facciamo così: partiamo del numero 5, è una via di mezzo.
Sei testarda, non mi ascolti mai e quando ti parlo sempre il contrario.
Facciamo che sali a 6 per questo. Perché? Semplice.
Se mi ascoltassi sempre, saresti una persona completamente noiosa e quindi è un vantaggio.
Sei.
Non ti piacciono i miei gusti musicali e solo per questo dovresti scendere a meno 10, inoltre non ti piace la cucina straniera, ma ti piace quella piccante.
Abbiamo gusti completamente diversi e per questo sei diventata un 7 1/2.
Perché? Per il semplice fatto che se avessimo gli stessi gusti, non avremmo nulla su cui discutere.
Sette e mezzo.
Quando mi vedi con un’altra ragazza, non fai vedere la tua gelosia e questo vale come un punto in più.
Otto e mezzo.
Sei bellissima e questo ti fa ascendere a 6 1/2.
Perché? Perché ti fai desiderare involontariamente e questo mi fa paura.
La paura di perderti ti fa scendere a quattro, perché?
Perché se ti perdessi, mi faresti del male, sentimentalmente e io bisogno di te.
Ecco, questa piccola o forse enorme dipendenza da te, ti ha fatto arrivare a 0.
Perché senza di te, sono zero.
Sei uno 0, con un 1 davanti.
Un dieci.
Perché? Perché mi bastano i tuoi occhi per non pensare a nulla.
Due occhi di color castano scuro che mi hanno fatto perdere la testa.”
“ho capito ora” mi dissi con le lacrime in viso.
Lei è il mio 10.

Sogno o realta...

Mi mancavano pochi minuti prima di arrivare dal suo sorriso e più mi avvicinavo, più il tempo si allungava e più l’ansia mi saliva.
Arrivai, il pullman si fermò e la vidi attraverso il finestrino seduta su una panchina.
In quel momento l’ansia si trasformò in imbarazzo.
Scesi, la raggiunsi e prima che potessi arrivare da lei, le sue braccia stavano stritolando le mie costole, l’abbracciai forte a me e nel momento che tirai su la testa mi trovai suo padre davanti agli occhi.
"Piacere Federico " gli dissi allungando la mano.
"Piacere" rispose e strinse la mia mano.
Il peggio era passato, pensai, anche se non fu esattamente così.
Stemmo due ore su un prato per conto nostro, parlammo, ci baciammo e ci stringemmo forti come la prima volta.
Bacio dopo bacio, spuntava sempre un sorriso sulle sue labbra ed ero sempre più tentanto a non smettere di farlo per continuare a vederlo.
"Andiamo a fare un giro?" le chiesi.
Annuì con la testa e così mano nella mano, camminammo per il centro.
Ci fermammo in un bar a prenderci da bere, lei continuava a cantare le canzoni che c’erano di sottofondo e io la fissavo, cercavo di capire perchè fosse cosi bella.
Così l’ansia che pensavo se ne fosse andata con la presentazione mia e di suo padre, tornò e non per lui, questa volta fu per lei.
Usciti, la portai su una galleria, dove c’erano pochissime persone, la gettai al muro e la baciai ancora e ancora.
Quando fummo veramente soli e quando, forse per un secondo, smise di baciarmi, la chiamai
"Amore" le dissi.
"Dimmi" rispose, ma non c’e la feci a dirglielo, così la baciai.
"Amore" le ripeteii dopo troppi baci.
"Dimmi" continuava a rispondere.
"Non so come si faccia"
"A fare cosa?"
La baciai.
Pensavo che baciandola l’ansia sarebbe sparita, invece non smetteva di aumentare.
"Amore"
"Dimmi"
"Mi sento uno stupido.." la baciai, ma mi respinse.
"Dimmi"
Era difficile, forse non sapevo nemmeno io cosa fare o cosa dire, so che più la guardavo, più la baciavo e più mi sorrideva, più soffrivo e alla fine trovai il coraggio e glielo dissi: “Ci mettiamo insieme?”
Sorrise.
"Si"

Mi strinse così forte che le mie costole si unirono tutte insieme e poi mi sussurrò “Grazie” forse in quel secondo capii che la paura della distanza era solo nella mia testa e che si può superare tutto, se lo si fa insieme.