lunedì 27 ottobre 2014
Mancanze
Mancanze, attese e bisogni non fanno per me. Me le porto addosso come un peso che sono capace solo di trascinare. Non so aspettare e non so chiedere. Però so farmi mancare le persone. In quello sono bravissimo. Ma non so dirlo mi manchi. Lo penso. Lo urlo dentro di me perché so che quando lo dico a voce alta è un grido inascoltato. E la mancanza si trasforma in una malattia. Qualcosa di profondamente sbagliato da cui dipendo. Non cerco la cura. Perché so che l’unica possibile sarebbe un addio. E faccio le prove. Lo dico. Lo ripeto davanti allo specchio. E poi se ti guardo non so dirlo. Perché sono nauseato dagli addii. Voglio credere che per guarire dalla mancanza ci sia un’altra cura. Voglio credere che per noi sarà diverso.
sopravvivere
Io sono uno che deve smontare qualsiasi cosa. Gli oggetti, i pensieri e
le persone. Perché ho bisogno di capire perché un oggetto non funziona o
una persona se ne va.
E allora analizzo i pensieri e smantello le emozioni.
Le prendo e ci scavo dentro. Ho bisogno di capire il dolore per poter sopravvivere ad esso e di capire la felicità per difendermi quando non ce ne sarà più.
Ma a volte le cose accadono così velocemente che non c’è il tempo.
E allora ti ritrovi faccia a faccia con l’amore, la passione, il dolore, la gelosia, il fastidio, il bisogno, il desiderio, il sesso… Senza averlo previsto, analizzato o voluto. Senza averlo capito, cercato o immaginato.
Ti ritrovi a vivere sbattuto nel mezzo di qualcosa che chiamarlo amore è troppo poco. E capisci che stai volando senza paracadute e che anche se hai paura, alla fine sopravviverai. E sarà bellissimo.
E allora analizzo i pensieri e smantello le emozioni.
Le prendo e ci scavo dentro. Ho bisogno di capire il dolore per poter sopravvivere ad esso e di capire la felicità per difendermi quando non ce ne sarà più.
Ma a volte le cose accadono così velocemente che non c’è il tempo.
E allora ti ritrovi faccia a faccia con l’amore, la passione, il dolore, la gelosia, il fastidio, il bisogno, il desiderio, il sesso… Senza averlo previsto, analizzato o voluto. Senza averlo capito, cercato o immaginato.
Ti ritrovi a vivere sbattuto nel mezzo di qualcosa che chiamarlo amore è troppo poco. E capisci che stai volando senza paracadute e che anche se hai paura, alla fine sopravviverai. E sarà bellissimo.
Aspettando un miracolo
Non andrà sempre bene. Ci saranno dei giorni in cui non avrai voglia di
niente. Giorni in cui le cose prenderanno una direzione sbagliata anche
se ci proverai a rimetterle sulla strada giusta. Giorni in cui ti
sembrerà che tutto stia per finire… L’amore, la complicità, la felicità
le vedrai dall’altra parte del muro e penserai “ecco le ho perse…”
Smetti di pensare. Smetti di inseguirle. Smetti di preoccuparti. Prenditi un giorno solo per te. Un giorno in cui tu sarai al centro di tutto. Prendi la macchina, vai verso il mare. Fai un bagno e sdraiati sulla sabbia a prendere il sole. Chiudi gli occhi e non pensare a cosa ti manca ma a ciò che hai ancora. Il tuo cuore, la tua testa, un’amica che ti ama, la tua famiglia, i tuoi ricordi, la tua voglia di arrivare, la tua passione, il tuo sogno… Il tuo desiderio di andare sempre avanti e il tuo sorriso. Guarda il tramonto e poi torna a casa ascoltando la musica a tutto volume. Torna a fare ciò che ti piace… Scrivi… E aspetta. Chi ti ama, ciò che ti manca, ciò che stai inseguendo a volte devono rimanere dove sono e tu devi solo stare a guardare e sorridere.
Smetti di pensare. Smetti di inseguirle. Smetti di preoccuparti. Prenditi un giorno solo per te. Un giorno in cui tu sarai al centro di tutto. Prendi la macchina, vai verso il mare. Fai un bagno e sdraiati sulla sabbia a prendere il sole. Chiudi gli occhi e non pensare a cosa ti manca ma a ciò che hai ancora. Il tuo cuore, la tua testa, un’amica che ti ama, la tua famiglia, i tuoi ricordi, la tua voglia di arrivare, la tua passione, il tuo sogno… Il tuo desiderio di andare sempre avanti e il tuo sorriso. Guarda il tramonto e poi torna a casa ascoltando la musica a tutto volume. Torna a fare ciò che ti piace… Scrivi… E aspetta. Chi ti ama, ciò che ti manca, ciò che stai inseguendo a volte devono rimanere dove sono e tu devi solo stare a guardare e sorridere.
Male
Poi non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. E non sono la stessa strada. Così… Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo… salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l’onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l’unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l’ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. E’ lì che salta tutto, non c’è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non se ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatto tanto di quel male che tu non te lo puoi nemmeno immaginare.
giovedì 23 ottobre 2014
eppure si muore
La
morte esiste. Eccome, se esiste. Non illudiamoci. Moriremo tutti. E
moriremo davvero. La morte ci fa paura, ammettiamolo. Per questo cerchiamo di
renderla poetica, trascendente, simbolica. Cerchiamo di affibbiarle qualsiasi
significato che non sia il suo. Fingiamo di credere che ciò che noi chiamiamo
morte sia in realtà qualcos’altro di cui non avere paura. Fingiamo di
consolarci pensando che la morte non ci riguarda perché finchè siamo vivi lei
non c’è. Ma non è così.
La
morte è la morte e si muore davvero. E quando arriva siamo ancora vivi. Io sono
morto il primo di aprile del 2005 e non era uno scherzo. Non l’ho vista la
morte, ma l’ho sentita. Eccome se l’ho sentita. Credetemi, è davvero brutto
morire. Di più non so dire. Ci siamo inventati un’anima, uno spirito, un’aura.
Abbiamo un disperato bisogno di sapere che in qualche modo sopravviveremo alla
morte. Che c’è dell’altro dopo il “the end” e i titoli di coda. Come vecchi
attori drogati di teatro non vorremmo mai uscire di scena. Vorremmo che il
sipario non si chiudesse mai. Vorremmo essere un infinito che, sì, a un certo
punto finisce, ma poi continua. Ci siamo persino inventati un altro mondo.
Quello degli Dei. Ma anche gli Dei muoiono.
Noi
pensiamo siano eterni perché vivono migliaia di anni e se nessuno li vede morire
è perché, a un certo punto, tornano a casa sulla loro astronave. Ascendono in
cielo.
Anche
i faraoni egizi, credendosi Dei, non credevano di essere morti, ma
semplicemente addormentati. Così si facevano rinchiudere nelle piramidi con
tutto l’occorrente per affrontare il viaggio che li riportasse a casa.
Servitori e concubine comprese. Chissà se sono mai arrivati…Non possiamo
saperlo. Quello che noi sappiamo è che i loro corpi sono ancora qui perché
preservati da unguenti, oli e resine. I vostri invece, se non saranno
inceneriti, si decomporranno, prima le carni e poi le ossa, fino a sparire
completamente. Forse, in altra forma, vivrete ancora, liberati dal vostro corpo,
ma di certo, non guiderete più la vostra auto. Non andrete più, il venerdì
sera, a fare la spesa al centro commerciale. Nessuno vi vedrà più in giro.
Nessuno sentirà più la vostra voce. E i vostri pensieri? Le vostre idee? Ora
che il mio cervello è ridotto ad un groviglio molliccio assalito dai vermi, mi
risulta difficile credere che era da lì che arrivavano le mie idee, le mie
paure, i miei innamoramenti. Esiste
allora davvero una coscienza? O quello a cui noi abbiamo dato questo nome non è
altro che una perversa evoluzione della natura che, rendendoci troppo
consapevoli di noi stessi, ci porta a pensare di essere importanti?
Se
fossimo, al contrario, cose insignificanti che si nutrono di illusioni?
Creature contro natura, che neppure dovrebbero esistere e sulle quali, la natura
stessa, si accanisce? Noi non dovremmo neppure esistere. Dovremmo semplicemente
smetterla di riprodurci ma, alla maggior parte degli uomini, manca la
predisposizione al suicidio. La morte esiste. Fortunatamente. E io ne sono la
prova. Spero solo si muoia una sola volta, ma anche di questo non posso essere
sicuro e se vi state chiedendo come sia possibile che io possa avere scritto
questo, dovete solo avere pazienza. Quando anche voi sarete morti lo capirete.
Momenti di noia
Sono ancora un po’ scioccato
Dal fatto di essere nato
Ma ciò non mi impedisce
Di accettare l’incerto per
certo
Tutto ciò che potrebbe
accadere
Forse accade
In un qualche universo
In questo stesso istante
Ma ciò non mi impedisce
Di essere accomodante
Forse sono solo un accumulo
Di particelle subatomiche
In un universo simulato
Ma ciò non mi impedisce
Di illudermi del libero
arbitrio
Forse è solo formidabile
Matematica elegante
Speculazione fisica
Di fisici malinconici
Ma ciò non mi impedisce
Di uscire a cena
Sei milioni di franchi
svizzeri
Per scoprire il pensiero di
Dio
E chiamarlo Bosone
Non mi pare onorevole
Il novantasei percento
Di tutto
È antimateria
E per quel che mi riguarda
Spero aumenti
Ma ciò non mi impedisce
Di commuovermi
Forse un giorno
La fisica quantistica
Giungerà alla conclusione
Che la fisica quantistica
non esiste
Che non ci sono strisce ne
membrane
Che le dimensioni non sono
undici
Che non c’è nessuna massa
Che dà vita all’energia
Abbiamo finto di crederci
Per avere una giustificazione
Ma era solo un’altra
religione
E ciò non mi impedisce
Di annoiarmi a morte.
martedì 21 ottobre 2014
Ludico prestigio
Non ditelo mai a nessuno. Vi pregheranno di svelare il segreto, ma appena glielo mostrerete, perderete valore. Il segreto non fa colpo su nessuno. E' il trucco che affascina.Ogni numero di magia è composto da tre parti o atti. La prima parte è chiamata "La Promessa", in cui l'illusionista mostra qualcosa di ordinario: un fiore, un mazzo di carte, un qualsiasi altro oggetto o una persona. Mostrandolo, chiede di ispezionarlo, di controllare che sia davvero reale, inalterato, normale. Il secondo atto è chiamato "La Svolta". L'illusionista prende quel qualcosa di ordinario e lo trasforma in qualcosa di straordinario. E' in questo momento che si cerca di capire il segreto, ma non lo si troverà, perché in realtà non si sta davvero guardando. Non lo si vuole veramente sapere. Si vuole essere ingannati. Ma ancora niente applausi. Perché far sparire qualcosa non è sufficiente; bisogna anche farla riapparire. Per questo ogni numero di magia ha un terzo atto, la parte più ardua, la parte che viene definita "Il Prestigio".
domenica 19 ottobre 2014
freddo
Una volta chiamavo te quando mi sentivo crollare, l’unica amica a cui avrei potuto raccontare tutto.
E tu correvi, per una sigaretta, per una birra, per un abbraccio.
Che fossero o meno orari decenti, correvi.
Tutti che ci guardavano basiti quando raccontavamo di non essere mai stati innamorati dell’altro.
Era tutto ciò che sembrava, che tu fossi innamorata di me, che io lo fossi di te.
A noi non è mai importato nulla, gli davamo pure corda, ridevamo nell’ignoranza, di quelle persone piccole, che non vedono più in la del proprio naso, che perdono tempo giudicando tutto pur di non giudicare la propria strada.
Poi ci siamo colpiti così a fondo che mi si è aperto un buco nero nel petto, tu sei uscita dalla porta, lasciando tutto aperto, e mille schegge che andavano sempre più a fondo.
Con te me ne sono andato anche io, io che non credo più in nessuno, men che meno in me stesso.
E qui tutto si fa scuro, sempre più scuro, non vedo luce se non in alcuni giorni in cui il sole mi abbraccia e mi fa sentire al sicuro.
Poi torno solo, vuoto, insignificante e dimenticabile.
Mi rannicchio nei ricordi, come fossero una coperta con cui proteggersi dal freddo,
In quei ricordi così lontani da sembrarmi finti, mi addormento così, pieno di tempeste che mi attraversano la pelle.
E tu correvi, per una sigaretta, per una birra, per un abbraccio.
Che fossero o meno orari decenti, correvi.
Tutti che ci guardavano basiti quando raccontavamo di non essere mai stati innamorati dell’altro.
Era tutto ciò che sembrava, che tu fossi innamorata di me, che io lo fossi di te.
A noi non è mai importato nulla, gli davamo pure corda, ridevamo nell’ignoranza, di quelle persone piccole, che non vedono più in la del proprio naso, che perdono tempo giudicando tutto pur di non giudicare la propria strada.
Poi ci siamo colpiti così a fondo che mi si è aperto un buco nero nel petto, tu sei uscita dalla porta, lasciando tutto aperto, e mille schegge che andavano sempre più a fondo.
Con te me ne sono andato anche io, io che non credo più in nessuno, men che meno in me stesso.
E qui tutto si fa scuro, sempre più scuro, non vedo luce se non in alcuni giorni in cui il sole mi abbraccia e mi fa sentire al sicuro.
Poi torno solo, vuoto, insignificante e dimenticabile.
Mi rannicchio nei ricordi, come fossero una coperta con cui proteggersi dal freddo,
In quei ricordi così lontani da sembrarmi finti, mi addormento così, pieno di tempeste che mi attraversano la pelle.
A come amore
“Ho capito una cosa stasera…
Sapete quella frase che si legge e si dice spesso…
“La persona giusta non è nient’altro che quella sbagliata ecc ecc”.
Ecco quella frase è una minchiata cosmica…me ne sono reso conto finalmente.
La persona giusta è la persona giusta punto.
E’ la persona piu simile a noi …è la persona che si incastra esattamente
con noi…che capisce tutto di noi…anche solo guardandoci.
Anche la frase sul litigare e litigare…tirarsi i piatti…i cotelli e i
mattoni…cioè litigate su litigate…dovrebbe far intendere che sia una
persona adatta a noi…
Cazzata…
Per anni ho cercato quasi inconsciamente questo tipo di rapporti…sbagliando.
Con la persona giusta sicuramente ci andrai a litigare…questo fa parte
della vita…degli errori…di tutto…ma credo di aver capito…che litigare si
faccia bene…ma il come sia ancora piu importante…litigare e poi dopo
fare pace ok…fantastico…si litiga si fa un amore straordinario
passionale e supermega gallattico…ma se poi il giorno dopo non è
cambiato un cazzo…se il giorno dopo si continua a ricommettere e a
scornarsi sempre sulle stesse cose…alla fine…alla fine ci si rompe il
cazzo…e non c’è universo parallelo o anima gemella di sta minchia che
tenga.
Le persone non sono cose…hanno un cervello una memoria e un cuore…tutto questo ha un limite.
Mi viene da pensare alla forza di gravità…per quanto sia forte…per
quanto noi possiamo volare…alla fine…dobbiamo tornare a terra.
Voglio una persona con cui condividere la mia vita…non voglio
complicarmi il volo…non voglio dover ogni volta sbattere la faccia a
terra e farmi male…non voglio sentirmi crollare il mondo perchè ogni
volta le certezze vanno a farsi fottere.
Voglio costruirmi una famiglia su fondamenta pesanti…non voglio dover pensare che un domani possa perdere tutto…
Credo ancora nella famiglia quella vera…quella che regge…quella che vede una vecchiaia insieme…
Si insieme alla persona piu giusta che possa esistere…
Utopia?
Forse si…a pensarci…usando la testa…penso:
“Ma dove cazzo la trovi una tipa rincoglionita e pazza come te ?”
Forse non la troverò…forse resterò da solo…ma Cristo…nessuno un giorno mi dirà non ci hai provato cazzo.
Perchè io non posso arrendermi.
La felicità è possibile…è tangibile…sta li…e aspetta solo chi la cerca veramente.”
venerdì 17 ottobre 2014
Sentendoci
È ora di cambiare immagine di
copertina,in questo periodo di crisi, non posso poi lasciare il frigor
aperto sempre, tanto la luce ormai non manca e le spese elettriche per
colpa di queste continue lavatrici sono già alte.
Quindi lascio a te il gusto di aprire il frigor alla cieca,per creare qualche intruglio. Anche se
sentendoCi
potremmo cucinare qualcosa insieme o
meglio cucinarCi, ma divagherei come sempre istigando quel ghigno che
ancora non riesci a ottenere , nonostante i tentativi.
Dicevamo mmmmm,
ah si il cambio dell'immagine di copertina.
Certo le immagini sono da costruire,
unire le sequenze in disegnini sparsi,come quella di portarsi sempre
ovunque sulla schiena, con il fiato sul collo , vabbeh a essere pignolo,
non sempre sulla schiena.
In effetti a volte ci si trova in
imbarazzo, non solo per le risate che escono spontanee, dettate dai
pensieri, che non fanno che produrre un pò di sconcerto a chi ci
circonda, confermandogli che siamo matti,ma è quella pece, che non si
stacca, ma cola, risultando fatalmente disagiante sui nivei tessuti o su
quei formali abiti da lavoro.
Si inizia a sudare , o meglio, si
cerca di far credere a un ipotetico spettatore, che stiamo sudando e la
cosa si fa ardua, si tende a rimanere immobili, qualsiasi movimento
potrebbe farci esplodere. Il problema e' che si vorrebbe, ma questi sono
dettagli.
Mi sono perso, parlavo del piatto che stavamo cucinando?no eh?Vabbeh facciamo così la foto di copertina sarà il piatto cucinato.
lunedì 13 ottobre 2014
Timidezza
Quando sono da solo, quando non c'è nessuno
che può vedermi, mi capita di assumere pose teatrali, di provare
movenze drammatiche, di fare tutte cose che non mi si addicono. E' che
da solo sono finalmente libero di non essere me stesso. Esercizi di
recitazione per imparare ad essere più nessuno. Era un po' di tempo che
non mi sentivo così, caro giaciglio di spine.
Ho paura di cosa possa rimanere di me, una volta svanita la mia
capacità d'immedesimazione. Che poi la timidezza la faccio roteare fra
le dita. E comunque non posso manifestare il mio disappunto sempre e
solo accelerando. Cosa dovrei dire io, poi, che una faccia non ce l'ho?
Ho
perso il filo del discorso di Arianna. Cosa stavo dicendo? Ah si:
inventeremo un nuovo linguaggio, che nessun'altro potrà capire.
domenica 12 ottobre 2014
sono
Sono un ragazzo che pensa, che non ha una vita così interessante e
vivace. Non sono il solito coglione di turno del 21’ secolo, non sono
nemmeno il tipo idiota senza valori…non mi piace tanto l’andazzo e la
piega dei giovani d’oggi ne appoggio la merda virtuale che li influenza…
ma non parlerò della mia persona, parlerò di oggi con delle premesse
che in parte coinvolgono la società odierna, i pensieri, le mode, i
comportamenti, le inclinazioni di questa decadenza. Non voglio fare di
tutta l’erba un fascio, odio chi lo fa, ma se ci si guarda intorno è
difficile trovare del buono, come è difficile trovare sincerità,
gentilezza, lealtà, comprensione e tante altre virtù ormai perse e
divenute debolezze…sono uno che parla, si, a cui piace parlare alcune
volte ed essere esaustivo, nonostante abbia “imparato” a stare zitto e a
limitare le mie idee, i mieo dubbi, le mie emozioni….non è stata
un’estate costantemente emozionante, anzi, ma uscito da una teorica
bella stagione di nullafacenza e divertimento(non inteso come quello dei
contemporanei adolescenti disagiati) mi sono ritrovato in una realtà
triste, buia, insoddisfacente, fredda, con l’esordio di anno scolastico
assai arduo e pieno di impervi percorsi pericolosi e faticosi. Sono
parte di una coppia e guardo a LEI con tanta speranza e con tanto
desiderio. Non parlerò di LEI e del suo carattere. Non parlerò di come
io guardo le cose, di come “faccio l’amore”, dei cambiamenti, come non
parlerò delle medesime cose per questa ragazza che io amo da più di un
anno nonostante i chilometri che ci dividono, l’età e le altre cose. Mi
considero uno non al passo coi tempi coi vizi e considero la notte e la
pioggia dimensioni magiche. Ho mille progetti in testa, tanta voglia di
fare, paure, pensieri, domande e anche attimi in cui voglio cancellare
tutto. Sono qui a scrivere il quotidiano di un quasi 28enne senza
secondi fini. Dormo poco, non riposo, si accavallano i problemi
familiari ed economici, il casino di casa mia e della nostra vita. Non
imparo mai e sono arrivato ad oggi riempendo ieri con qualcosa di
svagante che manca sempre nei miei giorni. Gli eventi non mi hanno dato
il tempo e le energie per studiare la tanto odiata(internazionalmente)
matematica, che però io non disprezzo,(è vero che non seguo, che non
studio ecc. Ma sono dettagli) e quindi oggi è partito male: il compito
in classe non merita d esser trattato come argomento. Mezzo morto ho
iniziato e mezzo morto finirò questo bel giorno. Sono uscito dal liceo
fregandomene di tutto, ho aspettato, ho fatto il viaggio di ritorno a
casa, ho mangiato in fretta e poi mi sono scapicollato a lavarmi e
prepararmi. Poi di nuovo fuori senza riposo, ho preso l’autobus per un
soffio e sono andato da LEI. Io le voglio un bene della Madonna,
antepongo il suo al mio, ha un bel caratterino e una forma mortale, che
le inscatola l’anima, e un visino, con annessi tratti facciali, che
fanno sfigurare tutte le opere che ci ha offerto la storia, i capolavori
artisici, la divinità del crato, le bellezze più bramate al mondo.
Insomma è la ragazza più bella che io e Dio(D.ettochees.I.sta.O.h)
abbiamo mai visto e mi smonta e mi fa impazzire in tutti i sensi e la
amo e cazzo se non sono mai stato più sincero e accorto in ciò che dico.
Se me lo lasciasse fare regalerei alla civiltà mattone della nosta
storia, versi di poesie cantati della miglior fattispecie, stelle,
graffiti, o semplicemente tutta la mia persona :) insomma…il mio intento
era quello di esprimere il mio amore senza regole ma con attenzione…c è
così tanto che vorrei dire…ma, in parole povere, qualcuno una volta mi
disse che siamo il risultato delle scelte, di quello che ci capita, di
quello che ci circonda, dei rumori, dei silenzi, del caso, del mondo,
beh, oggi non è stata trovata la cura del cancro, non hanno rubato ai
ricchi per dare ai poveri, ma senza “se” e senza “ma” è stata una
giornata idilliaca con momenti di noia, di nervosismo, di quello che
cazzo volete, ma è stato nostro e anche se l ho vista solo 5 ore dopo
tanto tempo io lo rifarei. Lo rifarei, principessa, perché mi dai e
togli la vita. Forse non te me rendi conto e parti per nuove realtà
mentre io non sono il tuo chiodo fisso, ma io sono il pirata
innamorato…e, come dice jack, è meglio “avere una donna a bordo”. Per me
quella catturasciagure sei tu. Ti amo. Ti amo tantissimo amore mio.
Artisterico
Uno
stato emozionale di esaltazione intensa ma infondata che si è
manifestato con un eloquio inarrestabile, una fuga delle idee,
distraibilità e impeti di attività senza scopo, il tutto condito con
confusione circa l'ora del giorno, la data, la stagione, il luogo e
il chi. Come chi? Io. E Me.
Se qualcuno lo sa e può, di grazia, me lo dica.
Dottore, un antidolori al fico, faccia presto. Nell'indugio, trangugio.
Dottore, un antidolori al fico, faccia presto. Nell'indugio, trangugio.
Essere o non essere
Il
mondo si divide in due categorie di stronzi: quelli che lo sono davvero
e quelli che pensano di esserlo. Non do una risposta a riguardo perché,
oltre che stronzo, ci tengo ad apparire ostentatamente enigmatico. Fa
tutto brodo. Anche il volersi convincere di essere così bravi a portare
dalla propria parte persone di cui non ci si rende conto che questi
dicono “sì” davanti, per poi percularli quando se ne vanno tutti
convinti di aver fatto la loro buona azione quotidiana, pensando di aver
portato qualcuno dalla propria parte, di aver indicato loro la strada
maestra da seguire, che non contempla atti di pensiero autonomo.
Oh, io sono dalla loro parte, eh. Specie quando stanno girati di culo.

Pezzi di me

Non
volevo evaporare, ma sapevo di essere vicino al punto di saturazione.
Sentivo addosso le scanalature, che mi facevano angoscia perché avevo la
certezza che presto si sarebbero riempite di infiltrazioni. Provai a
censurarmi, a compensare coagulando. Fu allora che la Deplorazione si
sollevò e, indicandomi, proruppe: "Suturatelo!". Venni allora ricucito e
ricoperto di carta e colla, imbrattato di resina. Con le mie due pelli,
divenni un complemento umano, un misero telegramma sottocutaneo. La
controfigura di qualcosa di nudo.
COMMEDIANTE EROGENO
In ogni falso si nasconde sempre qualcosa di autentico. Nel simulare l'opera altrui il falsario non resiste alla tentazione di metterci del suo, spesso è una minuzia, un dettaglio, un tratto insospettabile in cui l'autore del falso finisce per tradire se stesso rivelando una propria e autentica sensibilità.
Finale alternativo
Tutto
è bene quel che finisce bene se solo fosse finito bene. Ma questo non
lo so. Si, perché gli ultimi istanti non li ho visti e me lo sono perso,
il finale. Eppure avevo gli occhi aperti e li stavo vivendo. Ero dentro
di me a pensare come al solito. Certi finali non si ripetono. Strizzo
le tempie abbastanza forte da far affiorare i dotti dove scorre la
linfa. Il finale me lo architetto da solo.
tensione
La
timida voce che mi viene parlando di cose troppo serie, è un semplice
meccanismo involontariamente studiato, messo in atto per indurmi in
tentazione.
Lasciare
un luogo conosciuto per recarsi in un luogo sconosciuto è andare,
vadere. Il contrario invece è ritornare. Davvero, però, non riesco ad
adottare una decisione stabile e vincolante se la mia sia stata
un'andata o un ritorno. Azzeccherei un garbuglio in entrambi i sensi.
Poco importa: incamererò aria e mi dissolverò e disperderò
nell'ambiente. Come tutti. Evviva.
Riflessioni
Riflessioni sul quotidiano,
ossia flessioni, che stimolano ripetutamente il buco del...
insomma una cagata.
ossia flessioni, che stimolano ripetutamente il buco del...
insomma una cagata.
Che ci siano regole da rispettare per il rispetto altrui mi sembra talmente ovvio da non chiamarle neanche regole.
Sono tutti quegli usi, quei costumi,
dettati dall'educazione, dalle credenze, dal bigottismo, dalla totale
ignoranza, dal credo generale, dalla visione di altri, dalle proprie
paure e insicurezze, che diventando regole del senso comune , del comune
vivere , che mi fanno semplicemente schifo.
L'uomo pone i limiti dove comincia a
tentennare, dove ha paura e mi sembra una cosa naturale, ma da questo a
farne dogmi e senso comune, mi sembra oscenamente globalista.
Cosicchè non volendo essere
generalizzante, racchiudo il campo in quella cerchia di persone, che si
dichiarano amici, i conoscenti , quelli che vengono sfiorati dal
passaparola, quelli che hanno in mano il sapere del saper vivere , queli
che ti giudicano senza ricordarsi che faccia hai,
quelli insomma che per tua sfiga o loro incroci nella tua vita.
Quelli che dicono lui è quello che. E
ti ritrovi con tanti cartellini appesi, che definiscono il tuo vivere,
lo giudicano in base a regole assurde, che tralasciano i particolari,
basate su un ipotetico libretto di istruzioni, che parla di quello che
tu puoi o non puoi fare.
Quelli che fanno di un uomo un figo e
di una donna una troia, quelli che legano PER FORZA non solo il padre a
un figlio, ma anche alla sua procreatrice, quelli che pensano che si
abbia un prezzo da pagare solo alla noia e non al voler osare, quelli
che guardano un gay con disgusto e si arrapano per la gay, quelli che
pensano che la dipendenza sia solo da droghe, quelli che pensano che tu
sia loro solo perchè gli hai detto ciao o peggio pensano che tu sia loro
solo perchè loro lo vogliono, quelli che pensano che il sangue faccia
la famiglia.
In pratica tutti quelli che puntano
il dito , chiamandoti un ingestibile inumano, che si vantano della
propria umanità, dimenticandosi che, chi più chi meno, l'uomo e'
egoista, e' falso, e' paraculo, è approffittatore, piccolo, ma non
innocente.
Sinceramente, preferisco rotolare
nella mia merda, che calpestare il vomito di chi si dice incapace di
scegliere, solo per puntare poi il dito.
Non devo ne voglio giustificarmi ,
cosicchè flettendo e riflettendo sul quotidiano , ghigno pensando di
avere la voglia di strapparne un lembo per non dover pulirmi facendo
virgole sui muri.
emozioni
Le bolle di sapone spesso vengono associate a un'emozione di breve durata , che poi scompare nel nulla quando queste esplodono.
Continuano ad emozionarmi , come
tante altri piccoli eventi e fenomeni, dettagli, che anche se sono di
breve durata, fanno vibrare e l'emozione si rinnova, evolve e lascia....
Beh , diciamo così , che in questo
gioco di elastici ,le emozioni si incatenano una all'altra . Le posso
sentire sulla punta delle dita, facendole girare nel palmo della mia
mano,producono quel suono, che risveglia o se vogliamo, che non fa
dormire, che in qualche maniera molesta e si sa ,io amo molestare.
Emozioni e sensazioni, che a volte
accompagnano tutta la giornata e le senti sfregare, irriverenti e
insitenti , distolgono ogni pensiero , ci si perde.
Cosicchè facciamo che, lasciando passare il vento in un cerchio incrociato di elastici creiamo bolle di sapone.
Si rimane al principio stupiti, poi
ci lascia andare, si cerca di seguirla con gli occhi e poi si ha voglia
di afferrarla cercando di non farla esplodere .
Si modella sul proprio corpo e tutto comincia a vibrare.
Si tiene sopra un dito , mentre si osserva il concatenarsi delle bolle e la voglia di premere , come ad entrare.
Il tempo si sospende , in quello
strano fluttuare di emozioni forti e veloci , che sembrano durare solo
un istante, che possono durare ore e piu ci si dimena , più si rischia
di far esplodere la bolla.
In effetti esplode continuamente, ma continuo a soffiare ,
mentre il sapone cola sulle dita.
giovedì 2 ottobre 2014
tu sei lei..
Lei è quella ragazza che ti conquista con un sorriso, un abbraccio, con la sua dolcezza e semplicità, che si inginocchia per chiederti “scusa”.
Lei è colei che ha sopportato tutti i miei sbalzi di umore, le mie cazzate, le mie bestemmie, i miei problemi, i miei complessi.
Lei è quella che mi ha fatto piangere solo per potermi abbracciare, uno di quegli abbracci intensi che sembrano dire “Apri gli occhi, io sono qui, amami”.
Lei è la ragazza che dopo avergli detto “Vattene, tu vuoi lui, non vuoi me” mi ha stretto a sè e detto “Non è vero, io voglio te”.
Lei è una ragazza dolce, semplice, insicura, che non ha fiducia in se stessa. Ed è perfetta proprio per questo, lei è diversa dagli altri, per davvero.
Lei è la ragazzo che ha scelto di amare me.
Lei è la ragione del mio sorriso. ♥
Lei è colei che ha sopportato tutti i miei sbalzi di umore, le mie cazzate, le mie bestemmie, i miei problemi, i miei complessi.
Lei è quella che mi ha fatto piangere solo per potermi abbracciare, uno di quegli abbracci intensi che sembrano dire “Apri gli occhi, io sono qui, amami”.
Lei è la ragazza che dopo avergli detto “Vattene, tu vuoi lui, non vuoi me” mi ha stretto a sè e detto “Non è vero, io voglio te”.
Lei è una ragazza dolce, semplice, insicura, che non ha fiducia in se stessa. Ed è perfetta proprio per questo, lei è diversa dagli altri, per davvero.
Lei è la ragazzo che ha scelto di amare me.
Lei è la ragione del mio sorriso. ♥
ti amo
Amore mio,
se ti scrivo è per dirti che io ho davvero bisogno di te al mio fianco, ho bisogno che tu sii paziente con me, che mi sopporti quando sono geloso o arrabbiato, ho bisogno che mi aiuti a capire i miei sbagli e che soprattutto mi aiuti ad essere migliore, con te. ♥
Ho bisogno di te al mio fianco, perchè ti amo, perchè con te sono una persona nuova, perchè sorrido e non per “finta”, sorrido per davvero e sono felice, tanto. E questo è solo merito tuo, amore mio. ♥
Ogni giorno che passa mi rendi un ragazzo solare e fiducioso come ero anni fa, quello che nell’amore vero ci credeva, quello che credeva in un futuro con la persona che avrebbe amato e tu amore, tu me lo fai credere, me lo fai sperare ♥ Sei sempre stata una ragazza meravigliosa con me, sempre, in ogni occasione, mi hai sempre tirato su di morale quando ero triste, mi hai sempre ascoltato quando avevo un problema, tu hai fatto quello che nessuno ha mai fatto per me: c’eri, e
tutt’ora ci sei. ♥
Ho bisogno che tu sia paziente perchè so di non essere perfetto, so che nel mio carattere ci sono delle lacune, so che ho dei difetti che a volte emergono, per questo ho bisogno che tu sia paziente e che sopratutto mi faccia capire quando sbaglio. ♥
Ho bisogno che mi insegni ad essere migliore, che mi dimostri che ci tieni a me e non vuoi lasciarmi andare, perchè fidati, io lo farò. ♥
Ho bisogno che tu mi insegni a non mollare, a credere nelle cose che faccio. ♥
Semplicemente ho bisogno di te, perchè ti amo e perchè credo che insieme possiamo essere davvero la “coppia più bella del mondo”, perchè belli lo siamo e siamo affiatati, e soprattutto perchè so che il nostro amore può durare. Possiamo farcela amore, io credo in te, io credo in NOI. ♥
Ti amo. ♥ E per favore, non dimenticarlo. ♥
Ho bisogno che tu sia paziente perchè so di non essere perfetto, so che nel mio carattere ci sono delle lacune, so che ho dei difetti che a volte emergono, per questo ho bisogno che tu sia paziente e che sopratutto mi faccia capire quando sbaglio. ♥
Ho bisogno che mi insegni ad essere migliore, che mi dimostri che ci tieni a me e non vuoi lasciarmi andare, perchè fidati, io lo farò. ♥
Ho bisogno che tu mi insegni a non mollare, a credere nelle cose che faccio. ♥
Semplicemente ho bisogno di te, perchè ti amo e perchè credo che insieme possiamo essere davvero la “coppia più bella del mondo”, perchè belli lo siamo e siamo affiatati, e soprattutto perchè so che il nostro amore può durare. Possiamo farcela amore, io credo in te, io credo in NOI. ♥
Ti amo. ♥ E per favore, non dimenticarlo. ♥
Pensami
“E’ un addio?
Ti chiedo solo questo: pensami.
Quando sarai triste perché ti senti lontana da tutti, o perché lui non
si fa sentire, pensami. Se vorresti leggere un libro e non sai a chi
chiedere, pensami.
Pensami la sera, quando parlavamo, e non fare niente per distrarti da
me. Non farmi scivolare via come si fa con le cose brutte, o peggio, con
quelle cose che sono finite per sempre.
Pensami quando incontrerai qualcuno col nome uguale al mio, o quando
sentirai il nome della mia città al telegiornale, pensami e non forzarti
a lasciarmi fuori dalla tua testa, dalla tua vita, ti prego.
Pensami se tutti i tuoi amici saranno troppo occupati, o se vedrai una strada piena di ragazzi .
Pensami quando vedrai due alberi molto vicini, ma troppo lontani per
toccarsi. E pensa a noi quando vedrai le foglie dei loro rami sfiorarsi
per il vento.
Pensami nel giorno del mio compleanno, e non scordarti la data, è il regalo più bello.
Ti chiedo solo questo. Se mai ti mancherò, non scrivermi, ma ti prego, non scacciarmi dai tuoi pensieri.
Pensami.
Ricordati di me, finché puoi.”
mercoledì 1 ottobre 2014
Ricordo
Avevamo appena finito di fare l’amore, lei abbracciava il mio petto e io le accarezzavo dolcemente la schiena.
Eravamo nudi, sotto le coperte, tutti e due persi nei propri pensieri e
io sentivo il profumo dei suoi capelli che mi aiutava a pensare.
I momenti più belli del fare l’amore, sono il dopo; perchè è il più sincero.
“Ci facciamo una doccia?” chiese lei.
Non risposi, la presi in braccio e ci dirigemmo verso il bagno continuando a baciarci.
Il profumo dei suoi capelli, quando andò sotto l’acqua, sparì e il suo volto fu coperto da altrettanti capelli.
Finita la doccia tornammo a fare l’amore in camera da letto e tra i vari baci, sorrisi e sospiri, le ripetevo che l’amavo.
Tornammo così, al punto di partenza; avevamo appena finito di fare
l’amore, lei abbracciava il mio petto e io le accarezzavo dolcemente la
schiena.
“Siamo diversi, lo sai vero?” tornò lei a distruggere quel silenzio che racchiudevi un insieme infinito di pensieri.
“In che senso?” le chiesi divertito, passando la mia mano sui suoi
capelli e cominciando ad arricciarglieli tra le dita della mia mano.
“Siamo diversi, ma quando stiamo insieme, siamo completamente uguali”
disse lei alzandosi dal mio petto, passando così il suo sguardo dal
vuoto al mio.
“Spiegati meglio” chiesi spaesato.
“Siamo come due calamite. Hai presente, no? Beh una calamita cerca di
attaccarsi ad un’altra, solo che se l’altra è rovescia scappa
dall’altra. Si, può sembrare stupido, ma… No, lascia stare è una cosa
stupida” disse sentendosi sciocca.
“No” Ti prego continua..” chiesi seriamente e interessato al racconto.
“beh.. Se una delle due è sistemata in una posizione non corretta, cerca
di allontanarsi mentre l’altra la continua a seguire. Noi siamo così.
Siamo due calamite, una delle due è rovescia e continua a scappare
dall’altra.. Non avrebbe senso continuare..Non siamo compatibili” disse
tristemente, battendo le dita della sua mano sul mio petto.
“Aspettami qui..” le dissi spostandola e mi misi a cercare una cosa tra i miei vecchi ricordi.
“Cosa fai?” chiese lei, cercando di capire cosa stessi facendo.
Aprì un armadio e tirai giù una scatola che era posizionata sull’ultimo
scaffale, iniziai a cercare quel vecchio giocattolo che avevo da
piccolo.
Dopo vari minuti esclamai: “Eccolo!”
Erano delle calamite che usavo da piccolo per giocare e costruire tutte quello che mi passava per la testa.
“Cosa sono?” chiese cominciando a sorridere.
Presi due calamite e gliele misi davanti agli occhi e cercai di dimostrargli quello che mi aveva appena spiegato.
“Tu sei questa..” le dissi tirando su con una mano la calamita di colore rosso “..e io questo” tirandone su una bianca.
“Come dici tu, se ne mettiamo una rovescia e facciamo in modo che
l’altra la insegua, effettivamente, la prima, scappa” le spiegai.
“Esatto.. Non siamo cosi compatibili, vedi, cerchiamo di evitarci o
almeno uno dei due lo fa? E poi..” m’interruppe, ma io la fermai prima
che potesse dire altro.
“No, ascoltami e guardale. Prima o poi, quella che scappa si troverà un
ostacolo davanti e quando accadrà..” dissi continuando a mostrarle le
due calamite e mettendo una mano davanti alla prima come ostacolo
“..Ecco, hai visto?” mi sorrise e mi baciò.
A dire la verità, quel giorno facemmo l’amore per tre volte, solo che quella l’ultima fu la più sentita.
Cosa successe alla calamita quando trovò la mia mano come ostacolo? Si girò di colpo e si unì all’altra.
Eravamo diversi, lei rossa e io bianco, ma se lei o io avessimo trovato
un ostacolo, ci saremmo aiutati a vicenda e cosi ci saremmo di nuovo
uniti.
Lei è il mio 10
"Se ti chiedessi di darmi il numero da 1 a 10, quali imiteresti?" Mi chiese mentre stavamo tornando a casa dal ristorante.
“Dio, 10 ovvio, che domande”esclamai sorridendole.
“No, seriamente.. Pensaci, non mi offendo e vorrei che mi dicessi la verità!” disse senza che io potessi aggiungere altro.
Stemmo in silenzio in macchina, finché non la accompagnai a casa sua.
“Buona notte allora, a domani” le dissi strappandole un bacio dalla bocca.
“Buonanotte scemo” mi sorrise.
“Sempre 10” le dissi e lei sorrise.
Andai a casa e ci pensai per tre ore, più esattamente per tre ore e quarantasette minuti.
Non è facile dare un numero ad una persona, basandosi solo su dieci numeri.
Erano le due del mattino e ancora non riuscivo a prendere sonno così mi alzai dal letto e mi misi a scriverle una lettera:
“Non so esattamente cosa stia scrivendo o perché lo stia facendo, spero
solo che mi aiuterà a capirne di più su di noi e sul numero che dovrei
darti.
Spero allo stesso tempo, di riuscire a chiudere occhio, perché non riesco A non pensare ad altro che a quella domanda.
Dimmi, come si fa a dare un numero ad una persona?
Tu non puoi scegliere, cioè, è una cosa insensata, però ora voglio provarci, seriamente.
10 deve essere l’eccellenza ti ovviamente l’1 è il suo contrario.
Si comincia ad arrivare alla sufficienza, vera, al numero 6 e sicuramente tu sei oltre a quello.
Facciamo così: partiamo del numero 5, è una via di mezzo.
Sei testarda, non mi ascolti mai e quando ti parlo sempre il contrario.
Facciamo che sali a 6 per questo. Perché? Semplice.
Se mi ascoltassi sempre, saresti una persona completamente noiosa e quindi è un vantaggio.
Sei.
Non ti piacciono i miei gusti musicali e solo per questo dovresti
scendere a meno 10, inoltre non ti piace la cucina straniera, ma ti
piace quella piccante.
Abbiamo gusti completamente diversi e per questo sei diventata un 7 1/2.
Perché? Per il semplice fatto che se avessimo gli stessi gusti, non avremmo nulla su cui discutere.
Sette e mezzo.
Quando mi vedi con un’altra ragazza, non fai vedere la tua gelosia e questo vale come un punto in più.
Otto e mezzo.
Sei bellissima e questo ti fa ascendere a 6 1/2.
Perché? Perché ti fai desiderare involontariamente e questo mi fa paura.
La paura di perderti ti fa scendere a quattro, perché?
Perché se ti perdessi, mi faresti del male, sentimentalmente e io bisogno di te.
Ecco, questa piccola o forse enorme dipendenza da te, ti ha fatto arrivare a 0.
Perché senza di te, sono zero.
Sei uno 0, con un 1 davanti.
Un dieci.
Perché? Perché mi bastano i tuoi occhi per non pensare a nulla.
Due occhi di color castano scuro che mi hanno fatto perdere la testa.”
“ho capito ora” mi dissi con le lacrime in viso.
Lei è il mio 10.
Sogno o realta...
Mi mancavano pochi minuti prima di arrivare dal suo sorriso e più mi
avvicinavo, più il tempo si allungava e più l’ansia mi saliva.
Arrivai, il pullman si fermò e la vidi attraverso il finestrino seduta su una panchina.
In quel momento l’ansia si trasformò in imbarazzo.
Scesi, la raggiunsi e prima che potessi arrivare da lei, le sue braccia stavano stritolando le mie costole, l’abbracciai forte a me e nel momento che tirai su la testa mi trovai suo padre davanti agli occhi.
"Piacere Federico " gli dissi allungando la mano.
"Piacere" rispose e strinse la mia mano.
Il peggio era passato, pensai, anche se non fu esattamente così.
Stemmo due ore su un prato per conto nostro, parlammo, ci baciammo e ci stringemmo forti come la prima volta.
Bacio dopo bacio, spuntava sempre un sorriso sulle sue labbra ed ero sempre più tentanto a non smettere di farlo per continuare a vederlo.
"Andiamo a fare un giro?" le chiesi.
Annuì con la testa e così mano nella mano, camminammo per il centro.
Ci fermammo in un bar a prenderci da bere, lei continuava a cantare le canzoni che c’erano di sottofondo e io la fissavo, cercavo di capire perchè fosse cosi bella.
Così l’ansia che pensavo se ne fosse andata con la presentazione mia e di suo padre, tornò e non per lui, questa volta fu per lei.
Usciti, la portai su una galleria, dove c’erano pochissime persone, la gettai al muro e la baciai ancora e ancora.
Quando fummo veramente soli e quando, forse per un secondo, smise di baciarmi, la chiamai
"Amore" le dissi.
"Dimmi" rispose, ma non c’e la feci a dirglielo, così la baciai.
"Amore" le ripeteii dopo troppi baci.
"Dimmi" continuava a rispondere.
"Non so come si faccia"
"A fare cosa?"
La baciai.
Pensavo che baciandola l’ansia sarebbe sparita, invece non smetteva di aumentare.
"Amore"
"Dimmi"
"Mi sento uno stupido.." la baciai, ma mi respinse.
"Dimmi"
Era difficile, forse non sapevo nemmeno io cosa fare o cosa dire, so che più la guardavo, più la baciavo e più mi sorrideva, più soffrivo e alla fine trovai il coraggio e glielo dissi: “Ci mettiamo insieme?”
Sorrise.
"Si"
Mi strinse così forte che le mie costole si unirono tutte insieme e poi mi sussurrò “Grazie” forse in quel secondo capii che la paura della distanza era solo nella mia testa e che si può superare tutto, se lo si fa insieme.
Arrivai, il pullman si fermò e la vidi attraverso il finestrino seduta su una panchina.
In quel momento l’ansia si trasformò in imbarazzo.
Scesi, la raggiunsi e prima che potessi arrivare da lei, le sue braccia stavano stritolando le mie costole, l’abbracciai forte a me e nel momento che tirai su la testa mi trovai suo padre davanti agli occhi.
"Piacere Federico " gli dissi allungando la mano.
"Piacere" rispose e strinse la mia mano.
Il peggio era passato, pensai, anche se non fu esattamente così.
Stemmo due ore su un prato per conto nostro, parlammo, ci baciammo e ci stringemmo forti come la prima volta.
Bacio dopo bacio, spuntava sempre un sorriso sulle sue labbra ed ero sempre più tentanto a non smettere di farlo per continuare a vederlo.
"Andiamo a fare un giro?" le chiesi.
Annuì con la testa e così mano nella mano, camminammo per il centro.
Ci fermammo in un bar a prenderci da bere, lei continuava a cantare le canzoni che c’erano di sottofondo e io la fissavo, cercavo di capire perchè fosse cosi bella.
Così l’ansia che pensavo se ne fosse andata con la presentazione mia e di suo padre, tornò e non per lui, questa volta fu per lei.
Usciti, la portai su una galleria, dove c’erano pochissime persone, la gettai al muro e la baciai ancora e ancora.
Quando fummo veramente soli e quando, forse per un secondo, smise di baciarmi, la chiamai
"Amore" le dissi.
"Dimmi" rispose, ma non c’e la feci a dirglielo, così la baciai.
"Amore" le ripeteii dopo troppi baci.
"Dimmi" continuava a rispondere.
"Non so come si faccia"
"A fare cosa?"
La baciai.
Pensavo che baciandola l’ansia sarebbe sparita, invece non smetteva di aumentare.
"Amore"
"Dimmi"
"Mi sento uno stupido.." la baciai, ma mi respinse.
"Dimmi"
Era difficile, forse non sapevo nemmeno io cosa fare o cosa dire, so che più la guardavo, più la baciavo e più mi sorrideva, più soffrivo e alla fine trovai il coraggio e glielo dissi: “Ci mettiamo insieme?”
Sorrise.
"Si"
Mi strinse così forte che le mie costole si unirono tutte insieme e poi mi sussurrò “Grazie” forse in quel secondo capii che la paura della distanza era solo nella mia testa e che si può superare tutto, se lo si fa insieme.
Iscriviti a:
Post (Atom)

.jpg)







.jpg)





