Mi mancavano pochi minuti prima di arrivare dal suo sorriso e più mi
avvicinavo, più il tempo si allungava e più l’ansia mi saliva.
Arrivai, il pullman si fermò e la vidi attraverso il finestrino seduta su una panchina.
In quel momento l’ansia si trasformò in imbarazzo.
Scesi, la raggiunsi e prima che potessi arrivare da lei, le sue
braccia stavano stritolando le mie costole, l’abbracciai forte a me e
nel momento che tirai su la testa mi trovai suo padre davanti agli
occhi.
"Piacere Federico " gli dissi allungando la mano.
"Piacere" rispose e strinse la mia mano.
Il peggio era passato, pensai, anche se non fu esattamente così.
Stemmo due ore su un prato per conto nostro, parlammo, ci baciammo e ci stringemmo forti come la prima volta.
Bacio dopo bacio, spuntava sempre un sorriso sulle sue labbra ed ero
sempre più tentanto a non smettere di farlo per continuare a vederlo.
"Andiamo a fare un giro?" le chiesi.
Annuì con la testa e così mano nella mano, camminammo per il centro.
Ci fermammo in un bar a prenderci da bere, lei continuava a cantare
le canzoni che c’erano di sottofondo e io la fissavo, cercavo di capire
perchè fosse cosi bella.
Così l’ansia che pensavo se ne fosse andata con la presentazione mia e
di suo padre, tornò e non per lui, questa volta fu per lei.
Usciti, la portai su una galleria, dove c’erano pochissime persone, la gettai al muro e la baciai ancora e ancora.
Quando fummo veramente soli e quando, forse per un secondo, smise di baciarmi, la chiamai
"Amore" le dissi.
"Dimmi" rispose, ma non c’e la feci a dirglielo, così la baciai.
"Amore" le ripeteii dopo troppi baci.
"Dimmi" continuava a rispondere.
"Non so come si faccia"
"A fare cosa?"
La baciai.
Pensavo che baciandola l’ansia sarebbe sparita, invece non smetteva di aumentare.
"Amore"
"Dimmi"
"Mi sento uno stupido.." la baciai, ma mi respinse.
"Dimmi"
Era difficile, forse non sapevo nemmeno io cosa fare o cosa dire, so
che più la guardavo, più la baciavo e più mi sorrideva, più soffrivo e
alla fine trovai il coraggio e glielo dissi: “Ci mettiamo insieme?”
Sorrise.
"Si"
Mi strinse così forte che le mie costole si unirono tutte insieme e
poi mi sussurrò “Grazie” forse in quel secondo capii che la paura della
distanza era solo nella mia testa e che si può superare tutto, se lo si
fa insieme.
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