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domenica 22 marzo 2015

Sospiro di sollievo.

Lo colgo domani, l’attimo, che magari è più maturo.
 


Medio tempore, immaginate, piuttosto, dattilografato, interlinea doppia, che io sia tronfio d'amor proprio, vendicativo, subdolo, ostile, cattivo, maligno e, inoltre, incline alla follia. Il principio di ragion sufficiente che si fa il principio di ragion autosufficiente. Non è un paradosso, in questa storia che non ne è affatto priva, quello di vedere che la follia si sia integrata, senza apparente difficoltà, a queste nuove norme della collettività. Sospiro di sollievo.

Destino

 Io sono l'unico il cui destino
lingua non indaga, occhio non piange;
non ho mai causato un cupo pensiero,
né un sorriso di gioia, da quando sono nato.

Tra piaceri segreti e lacrime segrete,
questa mutevole vita mi è sfuggita,
dopo diciott'anni ancora così solitario
come nel giorno della mia nascita.

E vi furono tempi che non posso nascondere,
tempi in cui tutto ciò era terribile,
quando la mia triste anima perse il suo orgoglio
e desiderò qualcuno che l'amasse.

Ma ciò apparteneva ai primi ardori
di sentimenti poi repressi dal dolore;
e sono morti da così lungo tempo
che stento a credere siano mai esistiti 

Prima si dissolse la speranza giovanile,
poi svanì l'arcobaleno della fantasia;
infine l'esperienza mi insegnò che mai
crebbe in un cuore mortale la verità.

Era già amaro pensare che l'umanità
fosse insincera, sterile, servile;
ma peggio fu fidarmi della mia mente
e trovarvi la stessa corruzione.

giovedì 5 marzo 2015

Il vuoto

Le fiamme ci avvolsero
sotto i nostri passi l’abisso si aprì
un silenzio di latte di gelo d’ossa
ci avviluppò di un alone
tu sei la trasfigurata
la mia sorte ti ha scassato i denti
il tuo cuore è un singhiozzo
le tue unghie hanno trovato il vuoto
tu parli come il ridere
i venti sollevano i tuoi capelli
l’angoscia che chiude il cuore
precipita la tua impertinenza
le tue mani dietro la mia testa
non afferrano che la morte
i tuoi baci ardenti non si aprono
che alla mia povertà d’inferno
sotto al baldacchino sordido
dove pendono i pipistrelli
la tua meravigliosa nudità
non è che una menzogna senza lacrime
il mio grido ti chiama dentro al deserto
dove tu non vuoi venire
il mio grido ti chiama dentro al deserto
dove i tuoi sogni s’avvereranno
la tua bocca chiusa nella mia bocca
e la tua lingua tra i miei denti
l’immensa morte ti accoglierà
l’immensa notte cadrà
allora io avrò fatto il vuoto
dentro la tua testa abbandonata
la tua assenza sarà nuda
come una gamba senza calza

aspettando il disastro
quando la luce s’estinguerà
io sarò dolce nel tuo cuore
come il freddo della morte.

IO SONO L’INFERNO

[I. Sangue puro]
Sangue puro,
Sangue puro
Sangue puro…
[II. Io sono l’inferno]
Io sono la morte
Gli eserciti rimasero spiegati
Io sono l’inferno
Nato in questo corpo mortale
Io sono l’ira
Assaggia questo bagno di sangue
Dio mi ha mandato per punirvi
Cosa inizia con una richiesta?
L’olezzo di terra bruciata
Mi ha saturato con un senso di gaudio
Nel profondo della mia testa i fracassi
dimostrano che tuonano
Con crepitii e sibili
Un fiammifero
Annienta l’angustia
Un atto
Mi lascia soddisfatto
La distruzione è l’unico catalizzatore
Per salvare questa anima
Da questi irrispettosi assassinii
Dove una volta venne trafitto un cuore
Non avvampava niente al di fuori delle sue braci
Il nostro amore funge da legna d’ardere
Per alimentare queste infernali fiamme
Io sono l’inferno per voi
Qui giù tutto soffrirà con me
Trapassi mondato
Si innalzano le ceneri alla volta celeste
L’ossessione nasce dalla prematura lussuria
Incomprensibili le sensazioni
quando loro partono per andare oltre
Ma ora l’abiura lentamente
si tramuta in sete di sangue
Attraverso lo zolfo e il metano
Appicca il fuoco a questo crimine di passione
La pira degli amori è posta sulla conflagrazione
I resti carbonizzati di tutto
La compassione era la scintilla che illuminava
La tua immolazione
Dove una volta venne trafitto un cuore
Non avvampava niente al di fuori delle sue braci
Il nostro amore funge da legna d’ardere
Per alimentare queste infernali fiamme
Io sono l’inferno per voi
Qui giù tutto soffrirà con me
Trapassi mondato
Si innalzano le ceneri alla volta celeste
Brucia allora
Io lo ridurrò in cenere
Io ti ridurrò in cenere
Così non potrai amare mai più ancora (ancora)
Dove una volta venne trafitto un cuore
Non avvampava niente al di fuori delle sue braci
Il nostro amore funge da legna d’ardere
Per alimentare queste infernali fiamme
Io sono l’inferno per voi
Qui giù tutto soffrirà con me
Trapassi mondato
In queste ceneri della tua immolazione

Io
sono
l’inferno
In queste ceneri della tua immolazione

VIAGGIO NEGLI INFERI

Un avventura simbolica legata
ad un viaggio negli inferi.
Un me stesso pieno di debolezze
che scende nella notte buia dell’anima.
Eroe che si appresta a varcare l’inferno
e prepara i suoi mille volti per confondere
le dannate creature che incontra.
La personalità umana è sempre in cammino
per la creazione dell’anima, questa si trova
alle origini del proprio destino che è a noi
sconosciuto.
Abbandonato il mondo normale mi avventuro
nell’orrendo e soprannaturale dove demoniache
presenze mi circuiscono con lo scopo di saggiare
le mie forze, il mio coraggio.
Cercano il mio tallone di Achille, la mia ferita
per farmi provare il mio limite, la mia sconfitta
e porre termine al mio viaggio simbolico.
Ma questo mio sogno continua, gli incubi
mi assalgono, mostruosi più delle mie visioni
ma non mi convincono, la parola d’ordine di cui
si serve la chiesa è la paura, lei fa breccia nella mente.
Non ho nozioni accurate, facile che ci siano errori
ma questo cammino serve per scacciare dogmi
senza senso.
Vado alla ricerca di una voce fuori dal coro, che dica
la verità, voglio che la speranza sia legata al sapere
non al credere……ma forse per la nostra natura
c’è vietata la giustezza.
Tema astruso il mio da rompersi la testa, per fortuna
è un sogno che svanisce alle prime luci dell’alba.
Lucifero

lunedì 2 marzo 2015

ODIO DI SCEMI

Sorvolando sul marchio mediterraneo dell'odio d'oliva,vorrei esaminare l'uso e la produzione di odio di scemi, che poi trova riscontro nella molteplicità dei suoi impieghi a seconda delle proprietà e delle peculiarità dei scemi stessi.

Certo non mi spalmerò nelle grandi varietà di scemi da cui si può estrarre l'olio, ma mi accentrerò più su un prodotto di nicchia, per una cerchia molto ristretta.

Gli scemi in questione sono derivanti da un terreno ,che sembra arido alla vista, ma che, spogliato della superfice, diventa fertile.

Un terreno allo sbando, formato da molti elementi, che mani sapienti possono modellare naturalmente e nonostante l'iniziale rigetto e la continua negazione di essere parte di un tutto, gli scemi attecchiscono e cominciano a germogliare, insinuandosi nei labirinti , sui quali si aggrappano, arginando i possibili smottamenti. Cresce così una pianta anomala, che attorcigliata nel suo stelo portante, da vita a sei scemi differenti, che però riescono a convivere sullo stesso ceppo, come impalati dalla propria volontà e dall'istintiva e naturale accettazzione.
La pianta cresce tra risate, scherzi, alternarsi di stagioni burrose e altre più piovose, metabolizzando lentamente l'essenza del terreno che la alimenta.
Raggiunta la maturazione gli scemi devono essere lavati, puliti.
Dopo questa fase si passa alla loro sgusciatura o depellicolazione, chiaramente la decorticazione e' avvenuta nel tempo.
Questo passaggio della lavorazione piace molto, è una scoperta, una ricerca, un adattarsi di forme e di pieghe e perchè negarlo, uno scemo a nudo può essere uno spettacolo.
È così che gli scemi spogliati degli inutili pellami che li avvolgevano ,si avvicinano e prendono consapevolezza del proprio essere e sfregando una sull'altro vengono poi macinati o pressati, esaltando cosi il loro contenuto lipidico o forse in questo preciso caso libidico.
Questo processo è molto lento e trasportato dall'istintività, il prodotto ottenuto, scivola sui corpi degli scemi, colando dall'alto verso il basso, rendendoli lucidi e scivolosi, si surriscalda e aumenta la temperatura che si innalzerà sino a raggiungere il culmine nel cosidetto punto di fumo.
Qualsiasi odio ottenuto dagli scemi andrebbe poi rettificato, ma lasciando questa fase all'intimità degli scemi stessi, direi che il nostro prodotto, mischiato
è pronto per essere servito