Il
guaio delle mie vocine è che vogliono mettere il becco ovunque.
Soprattutto dove non dovrebbero. E io mi fermo ad ascoltarle, estasiato
come per un canto di usignolo in primavera. Devo aver rimuginato
notevolmente, mi si è seccata la saliva tra le fauci. Ma non è primavera
e quest'ovattata attesa sotto la pioggia, senza nemmeno le variabili
lunghe, avrebbe potuto procurarmi qualche brutta serietà. Le mie vocine
sottoponevano in esame che l'ansia di liberarsi dal teatrino umano, di
strapparsi il ph neutro di noia, certamente buono per calcare un
qualsiasi palco, che ridacchia sgracchiante ad ogni frase dei compagni
di scena, è un ennesimo ruolo da cui ci si debba sapere, in privato,
staccare, con autentico cinismo non professato.
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